Ilva Taranto: cassaintegrazione per 9-10mila dipendenti. Si aspetta decreto Governo

Rischio cassa integrazione per migliaia di lavoratori Ilva: la situazione



Aleggia lo spettro della cassa integrazione per circa 9mila lavoratori all'Ilva di Taranto. Il dato è emerso nel corso dell'incontro che si è svolto in Prefettura a Taranto, con il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini.

Lo stesso ministro, pur non fornendo numeri al riguardo, ha detto che “sta per essere presentata una richiesta importante di cassa integrazione da parte dell'azienda”.

Tra le ipotesi allo studio della magistratura e del governo per salvare l’Ilva ci sarebbe il dissequestro e la vendita dell’acciaio deteriorabile fermo dal 26 novembre sulle banchine del porto con lo spostamento del sequestro sulle somme ricavate.

Ma ora gli occhi sono tutti puntati alla decisione della Consulta a cui si è rivolta la magistratura tarantina per far dichiarare l’illegittimità costituzionale della legge 231 del 24 dicembre 2012.

Intanto, la procura di Taranto continua a procedere con rigore sulla vicenda, dopo aver dato parere negativo all’istanza presentata dall’Ilva con la quale si chiedeva il dissequestro dell’acciaio per poter pagare gli stipendi e gli interventi di bonifica.

I magistrati hanno trasmesso gli atti al gip Patrizia Todisco e hanno proposto al giudice una nuova questione di legittimità costituzionale della legge ‘salva-Ilva’. Ma il giudice Todisco, rinviando il giudizio alla Consulta, ha negato il dissequestro di oltre 1 milione e 700mila tonnellate di acciaio, del valore di circa un miliardo di euro.

E ora si prepara un nuovo decreto del governo per sbloccare merci e stipendi. Per il presidente dell’Ilva Bruno Ferrante, “Il mancato dissequestro delle merci rischia di avere pesanti ripercussioni non solo in Puglia. Se i prodotti di Taranto non dovessero essere dissequestrati si aprirebbe purtroppo uno scenario inevitabile: il blocco degli stabilimenti oltre che di Taranto anche di Genova e Novi Ligure”.

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di Marcello Tansini pubblicato il