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Ilva: prodotti sempre bloccati da procura. La soluzione finale spetta al Governo. Le ultime notizie

Ilva: sbloccare i materiali per risanamento ambientale e pagamento stipendi. La situazione



E’ stato negato dal gip Patrizia Todisco il dissequestro di oltre 1 milione e 700mila tonnellate di acciaio, del valore di circa un miliardo di euro. E ora si prepara un nuovo decreto del governo per sbloccare merci e stipendi.

Poco prima della decisione del negato dissequestro, l’azienda si era  detta disponibile al cosiddetto dissequestro vincolato delle merci, e cioè aperta alla possibilità di vendere quel material in modo da coprire gli stipendi di febbraio degli operai e più in generale di adempiere a tutti gli obblighi previsti dall’Aia, per mantenere in vita l’azienda.

Dopo il mancato consenso del gip, però, gli stipendi  restano congelati e per i lavoratori dell’Ilva potrebbero aprirsi le porte della cassa integrazione, possibilità paventata dallo stesso presidente Bruno Ferrante, in caso di mancato dissequestro delle merci.

Sarebbero circa 9mila lavoratori a rischio cassa integrazione all'Ilva di Taranto. Il dato è emerso nel corso dell'incontro che si è svolto in Prefettura a Taranto, con il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini. Lo stesso ministro, pur non fornendo numeri al riguardo, ha detto che “sta per essere presentata una richiesta importante di cassa integrazione da parte dell'azienda”.

Tra le ipotesi allo studio della magistratura e del governo per salvare l’Ilva ci sarebbe il dissequestro e la vendita dell’acciaio deteriorabile fermo dal 26 novembre sulle banchine del porto con lo spostamento del sequestro sulle somme ricavate.

Secondo il governatore della Regione Puglia, Nichi Vendola, bisognerebbe vincolare lo sblocco dei materiali al risanamento ambientale e al pagamento degli stipendi dei lavoratori, ipotesi che anche secondo il candidato premier del Pd. Pierluigi Bersani, bisognerebbe esplorare. Ma ora gli occhi sono tutti puntati alla decisione della Consulta a cui si è rivolta la magistratura tarantina per far dichiarare l’illegittimità costituzionale della legge 231 del 24 dicembre 2012.

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Autore: Marcello Tansini
pubblicato il