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Mps:i conti correnti e i documenti segreti.Il piano di salvataggio.Tutte le ultime notizie e novità

Scandalo derivati Mps: le accuse per Mussari e il piano di salvataggio. In settimana previsto un Cda



Falso in bilancio e turbativa di mercato: queste le accuse per l'ex numero uno di Mps Mussari. Secondo gli inquirenti, Mussari avrebbe ripetutamente truccato i conti della banca senese e indotto i risparmiatori a credere che la solidità dell'istituto di credito fosse diversa da quella reale.

Accuse particolarmente gravi, che potrebbero nascondere altri segreti. Il segreto che gli investigatori vorrebbero scoprire riguarda soprattutto l'acquisto dell'Antonveneta che è costata ben 17 miliardi e si pensa che tutto ciò potrebbe essere svelato dal pc dello stesso Mussari sequestrato dagli inquirenti, dal quale sarebbero state cancellate email che i tecnici informatici incaricati dalla Procura stanno tentando di recuperare e che potrebbero nascondere molte sorprese.

Agli atti dell'inchiesta anche otto bonifici partiti dal Montepaschi ed effettuati nel periodo compreso tra il 30 maggio del 2008 ed il 30 aprile del 2009. Il primo bonifico, di 9 miliardi e 267 milioni, corrisponde all'acquisto vero e proprio ed è diretto ad Amsterdam, alla Abn Amro (gruppo Santander, che ha venduto Antonveneta).

Con gli altri sette Mps si accolla i debiti: cinque vanno direttamente al Banco Santander per un totale di circa 5,1 miliardi di euro e altri due, di oltre 2,6 miliardi, vanno alla Abbey National Treasury Service di Londra, sempre collegata al Banco Santander.

Il dubbio da chiarire, a cui tra l’altro Mussari avrebbe risposto di non sapere, è il movimento degli ultimi- due bonifici. E ora resta da definire il futuro di Mps, la banca più antica di Siena: intanto l’inchiesta va avanti e pare sia pronto un piano di salvataggio per l’istituto.

All’esame degli inquirenti tutti i verbali dei Cda, dal 2007 al 2012, intanto per il salvataggio del Montepaschi travolto dallo scandalo dei titoli tossici, Bankitalia ha dato il via libera ai Monti bond. In settimana è in programma poi un consiglio d'amministrazione, che avrà il compito di calcolare l'ammontare dei danni provocati dal portafoglio titoli e derivati.

A metà febbraio, invece, sarà la volta per l'emissione vera e propria dei Monti-bond che garantiranno allo Stato un rendimento del 9% l'anno per poi salire negli anni successivi fino ad un tetto del 15%. Gran parte del rimborso è previsto nel 2015 e i vertici del Monte sono intenzionati ad evitare la conversione dei bond in azioni della banca.


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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il