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Ilva Taranto: soluzioni allo studio per sblocco merci. Le ultime notizie aggiornate e novità

Nuove soluzioni per l’Ilva: si aspetta la decisione della Consulta



Dopo la negazione da parte del gip Patrizia Todisco sul dissequestro di oltre 1 milione e 700mila tonnellate di acciaio, del valore di circa un miliardo di euro, si lavora ad un nuovo decreto del governo per sbloccare merci e stipendi ma la Procura di Taranto  il ricavato della vendita non deve essere reinvestito.

I proventi realizzati mettendo sul mercato lavorati e semilavorati fermi sui piazzali degli stabilimenti tarantini, dovrebbero rimanere congelati in un deposito a disposizione dell’autorità giudiziaria, poiché si tratta del guadagno derivante da beni confiscati.

La vendita, inoltre, avverrebbe sotto la supervisione di un custode giudiziario. Ciò che si prosepetterebbe sarebbe dunque la cassa integrazione piuttosto che la rimessa a lavoro di migliaia di operai.

Lo spettro della cassa integrazione riguardarerebbe circa 9mila lavoratori all'Ilva di Taranto. Ma ora gli occhi sono tutti puntati alla decisione della Consulta a cui si è rivolta la magistratura tarantina per far dichiarare l’illegittimità costituzionale della legge 231 del 24 dicembre 2012.

Secondo il governatore della Regione Puglia, Nichi Vendola, bisognerebbe vincolare lo sblocco dei materiali al risanamento ambientale e al pagamento degli stipendi dei lavoratori, ipotesi che anche secondo il candidato premier del Pd, Pierluigi Bersani, bisognerebbe esplorare.

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Autore: Marcello Tansini
pubblicato il