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Ilva: aumenta cassa integrazione, ma nuova richiesta per sblocco prodotti. Ultime notizie aggiornate

Ilva: stipendi di febbraio sicuramente pagati ma situazione ancora critica



Non sono buone le ultime notizie che riguardano il futuro dell’Ilva di Taranto: mentre è stato infatti confermato il pagamento degli stipendi per il mese di febbraio, che, come annunciato, saranno pagati regolarmente il 12, a tutti i dipendenti di Ilva, a Taranto come a Genova e Novi Ligure e negli altri stabilimenti del gruppo, si teme ancora per la cassa integrazione che potrebbe anche allargarsi a coinvolgere più degli 8 mila lavoratori inizialmente stimati.

Solo una parte dei 535 lavoratori, infatti, è rientrata oggi in fabbrica. La maggior parte degli impianti è ferma da fine novembre per la crisi di mercato e gli effetti del sequestro delle merci disposto dalla magistratura, e per cui è stato chiesto un nuovo sblocco, mentre gli impianti che tornati in attività sono il tubificio Erw, il laminatoio a freddo e due impianti minori.

Il riavvio di parte dell'area a freddo e l’assicurazione del pagamento degli stipendi hanno tranquillizzato gli oltre 11mila dipendenti diretti del siderurgico, ma la situazione dello stabilimento di Taranto in generale resta ancora critica.

L'azienda continua a non avere le risorse necessarie per attuare le prescrizioni dell'Autorizzazione integrata ambientale i cui costi sono valutati in 3,5 miliardi di euro in tre anni e si attende il giudizio della Corte Costituzionale alla quale si sono appellati i magistrati di Taranto, per il dissequestro di 1,7 milioni di tonnellate di merci, anche se l'Ilva ha ora chiesto un parziale dissequestro per 42mila tonnellate, poichè ritiene che questa parte non debba essere sottoposta ai sigilli giudiziari.

La decisione della Corte Costituzionale sul conflitto di attribuzione promosso dalla magistratura tarantina, e, soprattutto, sulle eccezioni di incostituzionalità sollevate su aspetti della Legge 231 del 2012, la cosiddetta salva-Ilva, potrebbero rivestire una portata storica.

La decisione della Corte si attende dopo che la Procura di Taranto ha detto no al dissequestro vincolato delle merci del siderurgico e quindi anche alla possibilità che fosse il Garante per l'Aia a gestire il ricavato della vendita impiegandolo per stipendi e interventi di risanamento ambientale.

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Autore: Marcello Tansini
pubblicato il