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Imu,esodati,pensioni,lavoro,scuola: programmi Pd, Pdl, Lista Monti e Movimento 5 Stelle a Confronto

I principali temi della campagna elettorale 2013: cosa propongono i partiti



E’ l'Imu a troneggiare al centro dei programmi elettorali di destra e sinistra ed è su Twitter che compaiono le ultime promesse dei leader Bersani e Berlusconi proprio in merito all'imposta sulla casa. La proposta del Pd prevede un alleggerimento Imu prima casa per chi paga fino a 500 euro e per redditi bassi, mentre Berlusconi promette di abolirla e di restituire, quando verrà rieletto, i 4miliardi già versati dai cittadini nel 2012.

Operazione che, in realtà, non sarebbe poi così semplice. E i motivi sono diversi, a partire dal fatto che i soldi per la restituzione agli italiani di quanto versato per l’Imu nel 2012 dovrebbero arrivare da un eventuale accordo con la Svizzera per la tassazione dei patrimoni italiani nelle banche elvetiche, come spiegato dallo stesso Berlusconi, accordo che dovrebbe far entrare 25-30 miliardi di euro una tantum e circa 3,5 miliardi annui a regime, ma che, in realtà, non è poi di così certa approvazione.

Ed anche se venisse approvato, comunque ci vorrebbero 4 o 5 anni prima che l’Italia riceva tutti i soldi. Altri punti su cui si gioca la campagna elettorale toccano lavoro, pensioni e questione esodati.

In merito a quest’ultima, tutti i partiti, Pd, Pdl e Lista Monti promettono una soluzione definitiva al momento del dopo-voto, compreso il dimissionario Monti, durante il quale periodo di governo si è venuto effettivamente a creare il problema per questa categoria di lavoratori, sospesi, alcuni, nel limbo fra lavoro e pensione.

Sulla questione lavoro, le promesse si sprecano, fra chi annuncia nuovi incentivi all’occupazione, soprattutto giovanile, e chi ritiene debba essere dato impulso alla ripresa innanzitutto delle imprese. E poi la questione pensioni.

E’ recente l’annuncio di Monti, secondo cui sarebbe “necessario aumentare l'età pensionabile effettiva e garantire nel tempo l'equilibrio dei sistemi pensionistici pubblici”.

Queste le linee guida contenute nel programma Monti sul mercato del lavoro e del Welfare, secondo cui, inoltre, “all'intervento sull'età pensionabile dovrebbe affiancarsi l'istituzione dell'Aspi, un trattamento di disoccupazione di livello europeo, pari al 70% dell'ultima retribuzione”.

Pd e Pdl si dicono, invece, pronti a rivedere la riforma pensioni firmata dal ministro Fornero, con un nuovo canale di pensionamento per lasciare prima il lavoro, a 58 anni.

La proposta, così come presentata qualche tempo fa, sarebbe stata sperimentale fino al 2017, dando la possibilità di andare in pensione prima per uomini e donne: per i lavoratori dipendenti 58 anni (57 le donne) fino a tutto il 2015 e poi 59 (58 le donne) fino alla fine del 2017, purché si siano raggiunti però 35 anni di contributi e ricevendo un assegno più leggero, mentre la riforma Fornero prevede, per andare in pensione anticipata, almeno 42 anni e un mese di contributi (41 e un mese per le donne) e 62 anni di età.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il