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Ilva Taranto: le soluzioni possibili. Il problema reale è scontro tra politica e magistratura

Ilva: le proposte per l’Ilva e situazione attuale



Mentre è ripartito il lavoro nell'area a freddo dello stabilimento Ilva di Taranto, dove gran parte degli impianti era ferma da fine novembre per la crisi di mercato e gli effetti del sequestro delle merci disposto dalla magistratura, e solo una parte dei 535 lavoratori è tornata in fabbrica a riprendere il lavoro negli impianti tornati in attività, che sono il tubificio Erw, il laminatoio a freddo e due impianti minori, si attende ancora la decisione della Corte Costituzionale sul conflitto di attribuzione promosso dalla magistratura tarantina, e, soprattutto, sulle eccezioni di incostituzionalità sollevate su aspetti della Legge 231 del 2012, Salva-Ilva, potrebbero rivestire una portata storica.

La decisione della Corte si attende dopo che la Procura di Taranto ha detto no al dissequestro vincolato delle merci del siderurgico e quindi anche alla possibilità che fosse il Garante per l'Aia a gestire il ricavato della vendita impiegandolo per stipendi e interventi di risanamento ambientale.

E risolto il poblema degli stipendi per questo mese di febbraio, stipendi che, come assicurato dal presidente Bruno Ferrante, verranno regolarmente pagati,c’è ancora la timorosa possibilità della cassa integrazione, prospettata per circa 8mila lavoratori.

Pierfelice Zazzera vicepresidente della commissione Cultura e candidato nella lista Rivoluzione Civile di Antonio Ingroia, ha presentato “tre proposte rivoluzionarie per non perdere neppure un posto di lavoro, affrontare l’emergenza sanitaria e dare una speranza a Taranto e ai bambini”, che consisterebbero “nell’ambientalizzare l’Ilva con un finanziamento di 4 miliardi di euro della Cassa Depositi e Prestiti, in cambio lo Stato confisca i beni di Riva e blocca le quote societarie a garanzia.

Chi inquina paga e Riva deve pagare le bonifiche del territorio, ma lo Stato deve utilizzare i fondi comunitari destinati al Sud per riqualificare i lavoratori dell’Ilva da impegnare nelle opere di bonifica. Infine, si potrebbe avviare la riconversione industriale dell’area di Taranto per un nuovo modello di sviluppo sostenibile e non inquinante, che non può essere l’acciaio ma territorio, cultura e turismo”.

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Autore: Marcello Tansini
pubblicato il