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Ilva Taranto: nuovi dati inquinamento allarmanti ma lavoro resta priorità

Allarme cassa integrazione e inquinamento: le priorità dell’Ilva



Allarme inquinamento e lavoro: sono queste le priorità da risolvere per quanto riguarda il futuro dell’Ilva di Taranto. Qualche giorno fa, Alessandro Marescotti, presidente dell’associazione PeaceLink , attiva dal 1992 sui temi della pace, dei diritti umani e del rispetto dell’ambiente, ha dichiarato che “Taranto è una città compromessa” e dichiara che “c’è un divieto di pascolo di un raggio di 20 chilometri a partire dall’Ilva.

E’ vietato il consumo della cacciagione. Ci sono raccomandazioni recenti precauzionali dei veterinari anche per le galline ruspanti e le uova. E’ in atto un progressivo peggioramento che compromette sempre di più suolo e sottosuolo”.

Secondo Marescotti, i dati sulle emissioni dell’Ilva sono sempre più drammatici. Ad esempio, il camino più alto dell’Ilva, l’E312 da cui fuoriesce la diossina, emette quantitativi orari di polvere 25 volte superiori rispetto ai minimi emissivi consentiti con la migliore tecnologia.

Lo stabilimento produrrebbe, inoltre, diossine e pcb che sono sostanze che possono favorire l’insorgenza del cancro e che hanno anche potere genotossico, cioè ci sono concreti rischi di mutazione e danneggiamento del Dna che i genitori trasferiscono ai figli. Inoltre la falda sotto l’Ilva si sta contaminando, l’acqua presenta vari superamenti per i metalli pesanti ed è urgente far partire la Mise, ovvero la messa in sicurezza d’emergenza.

E a questo si deve aggiungere il mare: la parte del Mar Piccolo dove si coltivava la più pregiata cozza d’Italia, è stata dichiarata inquinata”.

Ma l’emergenza ambientale non è l’unica da affrontare: preoccupante anche la questione lavoro. A rischio sarebbero, infatti, anche circa 8mila lavoratori per cui è stata prospettata la cassa integrazione.

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Autore: Marcello Tansini
pubblicato il