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Ilva Taranto: la soluzione vera è la nazionalizzazione degli impianti

La nazionalizzazione come soluzione temporanea per l’Ilva: la situazione



E’partito il lavoro nell'area a freddo dello stabilimento Ilva di Taranto, dove gran parte degli impianti era ferma da fine novembre per la crisi di mercato e gli effetti del sequestro delle merci disposto dalla magistratura, e solo una parte dei 535 lavoratori è tornata in fabbrica a riprendere il lavoro negli impianti tornati in attività.

Intanto, si attende ancora la decisione della Corte Costituzionale sul conflitto di attribuzione promosso dalla magistratura tarantina, e, soprattutto, sulle eccezioni di incostituzionalità sollevate su aspetti della Legge 231 del 2012 (detta salva ILVA) potrebbero rivestire una portata storica.

La decisione della Corte si attende dopo che la Procura di Taranto ha detto no al dissequestro vincolato delle merci del siderurgico e quindi anche alla possibilità che fosse il Garante per l'Aia a gestire il ricavato della vendita impiegandolo per stipendi e interventi di risanamento ambientale.

Ciò che manca in questi processi di soluzione della questione Ilva è la presenza dello Stato, che dovrebbe intervenire sostituendosi temporaneamente alla proprietà privata per avviare un'operazione di risanamento e di rilancio salvaguardando la salute degli abitanti, in una sorta di processo di nazionalizzazione.

Non si tratta, però, di nazionalizzare un'impresa ma di sottrarla temporaneamente a una proprietà che è sotto accusa della magistratura e non è in grado di gestire una fase così complessa mentre deve difendersi da accuse pesanti.

Una volta poi risolti i problemi più rilevanti, potrà essere rimessa sul mercato. Si tratterebbe, dunque, di un provvedimento temporaneo di cui il governo dovrebbe assumersi la responsabilità, a partire dal presidente del Consiglio e dal ministro dello Sviluppo economico.

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Autore: Marcello Tansini
pubblicato il