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Pensioni: regole attuali 2013 con riforma Fornero e proposte partiti per modifiche

Le nuove regole per andare in pensione e le proposta di modifica dei partiti: cos’è cambiato


Le nuove norme della riforma pensionistica firmata dal ministro Fornero sono entrate in vigore dal primo gennaio 2013 ma i partiti politici, da Pd, a Pdl, a Monti stesso sembrano tutti d’accordo su eventuali modifiche da apportarvi. Già qualche mese fa, e quindi ben prima del periodo elettorale ormai nel vivo, Pd e Pdl avevano avanzato nuove proposte per rivedere la riforma pensioni, che prevedeva un nuovo canale di pensionamento per lasciare prima il lavoro, a 58 anni.

Il programma del partito di Bersani prevede, in particolare, una soluzione per tutti gli esodati trovando le risorse tramite il fondo previsto dalla legge di Stabilità, alimentato dai residui che dovrebbero crearsi dallo stanziamento di 9,3 miliardi di euro per i primi 140 mila salvaguardati e da quelli provenienti dal blocco delle rivalutazioni annuali delle pensioni erogate, il cui tetto dovrebbe essere elevato dagli attuali 1.500 euro netti al mese a 3 mila.

Il Pdl, dal canto suo, ritiene che la riforma Fornero della previdenza vada modificata reintroducendo elementi di flessibilità nell'accesso alla pensione e pensa ad incentivi al part time per i lavoratori anziani e all'introduzione di un tetto alle pensioni d'oro oltre alla revisione dei premi Inail in funzione del rischio reale delle aziende.

Punta, invece, alla completa abrogazione della riforma Fornero e alla risoluzione del problema degli esodati con la tutela per tutti coloro che rischiano di rimanere senza reddito da lavoro e senza pensione Rivoluzione Civile, il partito di Antonio Ingroia, che propone inoltre un tetto massimo per le pensioni d'oro e il cumulo pensionistico.

D’accordo anche la Lega, che si dice pronta a cancellare proprio la riforma Fornero. Mario Monti, dal canto suo, propone di “aumentare l'età pensionabile effettiva e garantire nel tempo l'equilibrio dei sistemi pensionistici pubblici”, gli altri partiti pensano a un sistema di pensionamento graduale.

Le novità del 2013 hanno intanto esteso a tutti il sistema contributivo, per cui aumenteranno gli anni di contributi per accedere alla pensione anticipatamente e si prevedono disincentivi per chi la richiede prima.

Le pensioni di anzianità crescono di 3 mesi, rispetto al 2012 e così tutti gli uomini e le donne impiegate pubbliche potranno congedarsi dal lavoro a 66 anni e 3 mesi, le donne lavoratrici autonome a 63 anni e 9 mesi, e le donne dipendenti delle aziende private a 62 anni e 3 mesi.

Dal primo gennaio 2013 per accedere alla pensione anticipata poi si dovrà esser soggetti all’adeguamento alla speranza di vita. In particolare chi raggiunge l’età pensionabile a partire dal primo gennaio 2012, può accedere alla pensione anticipata a condizione che risulti maturata un’anzianità contributiva di 42 anni e 1 mese per gli uomini e 41 anni e 1 mese per le donne. 

Tali requisiti sono aumentati di un mese per l’anno 2013 e di un ulteriore mese a decorrere dal 2014, sempre calcolando gli incrementi della speranza di vita a decorrere dal primo gennaio 2013.

I requisiti per l’accesso alla pensione anticipata sono comunque diversi per donne e uomini: per il 2012, ci vogliono per le donne a 41 anni e 1 mese e per gli uomini a 42 e 1 mese; per il 2013 41 anni e 5 mesi per le donne e per gli uomini a 42 anni e 5 mesi; mentre per il 2014, 41 anni e 6 mesi per le donne e 42 anni e 6 mesi per gli uomini.

Per l’accesso alla pensione anticipata bisogna, comunque, rispettare il requisito anagrafico dei 62 anni d’età. Chi vorrà, inoltre, potrà lavorare fino a 75 anni, ottenendo benefici in termini di guadagno, grazie al coefficiente di calcolo della pensione più alto. 
 




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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il 12/02/2013 alle ore 11:08