BusinessOnline - Il portale per i decision maker








Pensioni 2013 su aspettativa di vita, le eccezioni della Riforma Fornero e le nuove categorie

Pensioni sempre più lontane con innalzamento aspettativa di vita: chi può andare con vecchie regole



Da gennaio 2013 sono entrate in vigore le novità introdotte dalla riforma sulle pensioni firmata dal ministro Elsa Fornero, che prevedono innanzitutto da quest’anno un innalzamento dell’età pensionabile, legato essenzialmente alla crescita dell’aspettativa di vita. 

Per effetto della riforma Monti Fornero, è scattato anche un differimento in avanti di tre mesi per andare in pensione, e ogni tre anni, e dal 2019 in poi ogni due,  aumenta la speranza di vita di ciascuno di noi.

Dal 2013, gli uomini del pubblico impiego potranno, infatti, lasciare il lavoro a 66 anni e 3 mesi, le donne lavoratrici autonome a 63 anni e 9 mesi, e le donne dipendenti delle aziende private a 62 anni e 3 mesi.

Se poi per il 2012 le donne dipendenti sono andate in pensione con 61 anni (60 più uno di finestra mobile) e le lavoratrici autonome con 61 anni e mezzo (60 anni più 18 mesi di finestra mobile), dal 2013, le dipendenti dovranno raggiungere i 62 anni e tre mesi e le autonome 63 anni e 9 mesi, che saliranno nel 2014 di 2 anni e mezzo circa; nel 2016 di 3 anni e mezzo; nel 2018 di 4 anni e mezzo.

Per le donne l'aumento dell'età crescerà gradualmente fino al 2018, quando sarà equiparata a quella degli uomini. Chi vorrà potrà poi lavorare fino a 75 anni e i settantenni che decidono di rimanere al lavoro saranno inoltre favoriti in termini di guadagni, grazie al coefficiente di calcolo della pensione più alto, cui andranno ad aggiungersi i contributi maggiori accumulati.

Ciò su cui invece vogliono puntare i partiti, ormai prossimi alle elezioni, è un sistema di pensionamento graduale, con assegni più sostanziosi. Il prossimo governo avrà, inoltre, il compito di decidere per l'estensione della riforma Fornero ai comparti Difesa, Sicurezza, Vigili del Fuoco.

Il regolamento di armonizzazione è pronto e permetterebbe di applicare con gradualità, e assicurando la garanzia del mantenimento della pensione di anzianità abolita in tutti gli altri settori pubblici e privati, le nuove norme a circa 500mila addetti, pari al 15% del pubblico impiego.

Rappresentano poi un’eccezione alle norme applicate dalla legge Fornero i cosiddetti ‘quindicenni’, che sono in particolare donne che possono accedere alla pensione di vecchiaia con i requisiti contributivi di 15 anni previsti dalla cosiddetta riforma Amato del 1992.

Si tratta di circa 65 mila persone, che hanno trascorso una vita lavorativa in modo discontinuo, come ad esempio servizi domestici e familiari, attività agricole o di spettacolo.

Queste categorie di lavoratori rischiavano di essere inclusi nei cosiddetti dei contributi silenti, a causa dell’elevazione della contribuzione minima a 20 anni introdotta dalla nuova Riforma sul lavoro firmata dal ministro Fornero, ma ora, invece, potranno accedere alla pensione di vecchiaia una volta raggiunto il necessario requisito anagrafico.

Ai cosiddetti ‘quindicenni’ si aggiungono, anche i dipendenti pubblici che potranno lasciare il lavoro con con  18 anni e 1 mese di contributi al 31 dicembre 1995.


Ti è piaciuto questo articolo?




Commenta la notizia



Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il