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Esodati: situazione bloccata per 300mila persone, ma non per i politici

Migliaia le persone ancora senza tutele: come si muoverà il governo? La situazione dei politici



La questione esodati è stata una delle principali che ha tenuto banco durante il periodo di campagna elettorale, periodo durante il quale tutti i partiti in corsa per le elezioni hanno proposto una serie di soluzioni concrete e definitive alla questione che, però, rischi di bloccarsi ancora.

Il motivo? Proprio gli esiti piuttosto ambigui di queste elezioni 2013. All’indomani delle elezioni, infatti, tutto risulta più difficile e la soluzione definitiva sembra, realisticamente, essere di nuovo molto lontana.

Secondo la Cgil, sarebbero quasi 300mila le persone ancora senza tutele, platea composta per lo più da lavoratori di piccole e medie imprese del nord, agricoltori, interinali e donne.

Il sindacato arriva a questa cifra riunendo, in particolare, tutti i lavoratori che hanno sottoscritto accordi di mobilità validi dopo il 4 dicembre 2011, quelli che hanno firmato fuori dalle sedi di carattere governativo, e chi, entro il 6 dicembre 2011, non aveva ancora effettuato un solo versamento volontario.

Prima delle elezioni, il Pd si diceva pronto ad affrontare una volta per tutte la questione esodati trovando una soluzione per tutti quei lavoratori che a seguito della nuova riforma Fornero rischiano di rimanere senza pensione e senza lavoro.

E mentre il rischio che tutto si areni si fa strada, il mondo politico assicura che non sarà così ma che per quella categoria di lavoratori ‘in bilico’ presto arriveranno soluzioni. Diversa, invece, la situazione per chi lascia il mondo della politica.

Tra i nomi eccellenti di oggi, Gianfranco Fini e Antonio Di Pietro, che riceveranno un assegno di fine mandato, diritto acquisito di deputati e senatori. Quei soldi sonodovuti per una trattenuta sul loro stipendio e quindi se la sarebbero pagato da soli, ma che quel 20% circa, per legge, non può essere in alcun modo a disposizione del politico eletto, che non può rinunciare a questa liquidazione.

E così, il presidente della Camera dei Deputati uscente riceverà un vitalizio sopra i 6000 e un assegno di fine mandato pari a 260.000 euro, somma dovuta a 30 anni di permanenza nella politica.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il