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Pensioni quota 96 scuola: sentenze in favore dei precari mostrano che unica via è la magistratura

Quota 96: la politica tace. Quali soluzioni?



Tutto bloccato per la questione dei pensionandi della scuola appartenenti alla cosiddetta Quota 96. I pensionandi della scuola della cosiddetta quota 96 potrebbero avere una risposta definitiva il prossimo 21 marzo, giorno in cui sarà presa una decisione definitiva da parte della Corte dei Conti interpellata dal Consiglio di Stato.

I docenti che hanno raggiunto i requisiti di pensionamento ma sono rimasti al lavoro potrebbero uscire in base alle vecchie regole raggiungendo Quota 96, somma tra età anagrafica e contributiva partendo da un minimo di 60 anni di età e 35 di contribuzione; o uomini e donne che al 3 dicembre 2011 avevano raggiunto 40 anni di contribuzione a prescindere dall’età anagrafica; il personale della scuola che raggiunge i requisiti con la normativa prevista dalla Legge Fornero e uomini e donne, che raggiungono l’età anagrafica di anni 66 e mesi 3 entro il 31 agosto 2013, saranno collocate in pensione d’ufficio per vecchiaia.

Ma sembra che tutte queste questioni che, insieme a quella degli esodati, aspettavano di trovare soluzione una volta conosciuti i risultati delle elezioni, saranno rimandate ancora, considerando l’esito delle politiche in Italia.

E dopo le sentenze di un giudice del lavoro di Trapani che ha condannato il ministero dell’Istruzione a risarcire 3 insegnanti precari; uno di educazione fisica con 150 mila euro, un altro di elettronica con 169.700 euro e un terzo con quasi 173 mila euro, sembra che l'unica via per ottenere giustizia sia la magistratura più che la politica, che ancora tace.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il