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Ilva: blocco vendita beni sequestrati di nuovo. Ritorna rischio licenziamenti e cassa integrazione

Ilva, decisione tribunale: nuovo stop a vendita acciaio. I motivi



Il tribunale di Taranto ha accolto il ricorso dell'Ilva contro la decisione del gip Patrizia Todisco di autorizzare la vendita dell'acciaio già prodotto dall'azienda e sotto sequestro.

La procura di Taranto aveva chiesto la vendita dell'acciaio, del valore di 800 milioni, per evitare il rischio di deperimento. Secondo fonti legali dell'Ilva, la nuova decisione del tribunale è motivata dal fatto che non vi sarebbe l'urgenza della vendita della quale parla la procura e per opportunità è meglio aspettare la decisione della Corte Costituzionale fissata per il 9 aprile sul decreto salva Ilva.

La procura tarantina, che indaga i vertici dell'Ilva per disastro ambientale, aveva dato quella volta parere negativo a tale ipotesi. Sarebbero tre i motivi che fanno ritenere necessario attendere la decisione della Consulta prima di commercializzare i prodotti dell'Ilva sequestrati il 26 novembre 2012 secondo i giudici del tribunale che hanno accolto il ricorso dell'azienda.

I motivi sono i lunghi tempi tecnici per concretizzare la vendita, la mancanza di occasioni prossime per realizzare un sicuro ricavo economico vantaggioso e l'assenza di prova che i prodotti si stiano già deteriorando perdendo di valore.

“Non si può dire, scrivono i giudici, che vendendo i prodotti prima della decisione della Consulta vengano effettivamente tutelati nella maniera più conveniente gli interessi sia dell'avente diritto alla restituzione sia dell'Erario”. I giudici, inoltre, non ritengono che “il trasferimento del vincolo dalla cosa al denaro ricavato dalla vendita esclude ogni interesse della parte a impugnare la decisione di vendita”.

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Autore: Marcello Tansini
pubblicato il