Pensioni 2013: calcolo età e assegno. Regime contributivo-retributivo insieme dal 2012

Calcolo nuove pensioni tra sistema contributivo e nuovi coefficienti



Sistema contributivo, innalzamento dell’età pensionabile, legato essenzialmente alla crescita dell’aspettativa di vita, e nuovi coefficienti: queste le novità previste dalla riforma Fornero entrate in vigore a gennaio 2013.

Tre mesi in più per andare in pensione, e ogni tre anni, e dal 2019 in poi ogni due,  aumenta la speranza di vita di ciascuno di noi. Dal 2013, gli uomini del pubblico impiego potranno, lasciare il lavoro a 66 anni e 3 mesi, le donne lavoratrici autonome a 63 anni e 9 mesi, e le donne dipendenti delle aziende private a 62 anni e 3 mesi.

Se poi per il 2012 le donne dipendenti sono andate in pensione con 61 anni (60 più uno di finestra mobile) e le lavoratrici autonome con 61 anni e mezzo (60 anni più 18 mesi di finestra mobile), dal 2013, le dipendenti dovranno raggiungere i 62 anni e tre mesi e le autonome 63 anni e 9 mesi, che saliranno nel 2014 di 2 anni e mezzo circa; nel 2016 di 3 anni e mezzo; nel 2018 di 4 anni e mezzo.

Per le donne l'aumento dell'età crescerà gradualmente fino al 2018, quando sarà equiparata a quella degli uomini. Chi vorrà potrà poi lavorare fino a 75 anni e i settantenni che decidono di rimanere al lavoro saranno inoltre favoriti in termini di guadagni, grazie al coefficiente di calcolo della pensione più alto, cui andranno ad aggiungersi i contributi maggiori accumulati.

L'Istat ha comunicato i coefficienti che consentono di rivalutare le retribuzioni (o i redditi dei lavoratori autonomi) da considerare per la determinazione della base annua pensionabile nel regime retributivo.

Il sistema di calcolo retributivo, che non si applica più per i periodi di lavoro dal 2012 in poi, si basa su due elementi: il numero degli anni di contribuzione e la media delle retribuzioni, aggiornate, riferite all'ultimo periodo di attività lavorativa.

L'ammontare della pensione è pari al 2% del reddito per ogni anno di contribuzione: con 25 anni si ha diritto al 50%, con 35 anni al 70%, fino all'80% con 40 anni, massima anzianità presa in considerazione.

La misura della rendita retributiva è costituita dalla somma di due distinte quote: la prima corrispondente all'importo relativo all'anzianità maturata sino al 1992; la seconda corrispondente all'anzianità acquisita dal primo gennaio 1993 al 31 dicembre 2011.

La base pensionabile della prima quota è data dalla media degli stipendi degli ultimi 5 anni che precedono la decorrenza, mentre quella di riferimento della seconda (anzianità dal primo gennaio 1993 in poi) è data dalla media annua delle retribuzioni degli ultimi 10 anni.

Gli importi utilizzati per il conteggio non sono quelli effettivamente incassati con la busta paga, ma quelli rivalutati tenendo conto dell'inflazione, con esclusione dell'anno di decorrenza e di quello immediatamente precedente.

Con la riforma Fornero si è passati dal sistema retributivo a quello contributivo per tutti, compresi coloro che potevano contare su 18 anni di versamenti al 31 dicembre 1995, che hanno finora beneficiato del solo criterio retributivo. In questo caso la somma dei contributi viene ricavato applicando alla base imponibile (retribuzione o reddito) un'aliquota di computo, 33% per i lavoratori dipendenti, 21,75% per gli autonomi, e rivalutando la contribuzione così ottenuta su base composta al 31 dicembre di ogni anno, con esclusione della contribuzione dello stesso anno, al tasso di capitalizzazione dato dalla variazione media quinquennale del prodotto interno lordo (Pil) nominale.

Al momento del pensionamento alla somma delle quote accantonate (e rivalutate) si applica un coefficiente di conversione correlato all'età del richiedente: 4,661% per chi sceglie di chiederla a 60 anni, 5,435% per chi decide di farlo a 65 anni (si veda tabella).

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di Marianna Quatraro pubblicato il