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Pensioni invalidità: cumulo reddito familiari per Cassazione. Proteste e richieste alla politica

Per avere pensione di invalidità vale anche reddito del coniuge e non solo quello personale: la sentenza della Cassazione



Per calcolare la pensione degli invalidi civili vale il cumulo dei redditi familiari: a stabilirlo è stata la sezione lavoro della Corte di Cassazione. Se in passato per calcolare la pensione degli invalidi civili si guardava al reddito individuale, d’ora in poi, non sarà più così ma si dovrà calcolare il reddito dell’intera famiglia.

La sentenza deriva dal fatto che la Corte ha respinto il ricorso di una signora della provincia di Roma, Giuliana N. presentato per ottenere l’accertamento del suo diritto alla pensione di inabilità.

Per la Corte, ‘ai fini dell’accertamento della sussistenza del requisito reddituale per l’assegnazione della pensione di inabilità agli invalidi civili assoluti, assume rilievo non solamente il reddito personale dell’invalido, ma anche quello (eventuale) del coniuge, onde il beneficio va negato quando l’importo di tali redditi, complessivamente considerati, superi il limite determinato con i criteri indicati dalla norma’.

Già la Corte d’Appello di Roma, il 5 novembre 2007 aveva dato torto a Giuliana N. rilevando che dalla certificazione dell’Agenzia delle entrate risultava che i suoi redditi, cumulati con quelli del coniuge, ‘superavano i limiti di legge stabiliti per ottenere il trattamento pensionistico richiesto’.

Contrari alla sentenza i sindacati che, tra l’altro, chiedono una soluzione politica urgente per fare chiarezza. La Uil Pensionati in una nota esprime ‘sconcerto e contrarietà per la sentenza della Corte di Cassazione’.

Secondo il segretario generale della Uil Pensionati, Romano Bellissima, “un tema così delicato qual è quello della invalidità civile, che coinvolge centinaia di migliaia di persone in condizioni di estrema fragilità e bisogno, non è un tema giuridico, ma un tema sociale, che va risolto dalla politica, con il coinvolgimento delle parti sociali. Chiediamo dunque che il Governo si impegni a restituire giustizia, dignità e diritti a nostri concittadini che vivono quotidianamente sofferenze e disagi, aggravati dalla difficile condizione del nostro Paese e dalla riduzione del welfare”.

Per la responsabile dell'Ufficio Politiche per la disabilità della Cgil, Nina Daita, si tratta di “una sentenza che, sia detto nel massimo rispetto dell'Alta corte, non condividiamo assolutamente”.
 
 
Autore:

Marcello Tansini

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Autore: Marcello Tansini
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