Esodati, imu, pensioni, aumento iva e tares: decreti da approvare non solo pagamenti PA-aziende

Interventi immediati su questioni fondamentali: le richieste



Non solo Imu e Tares, ma anche esodati e pensioni: si chiede, infatti, di intervenire urgentemente su questi temi che stanno suscitando non pochi problemi, a partire dalla Tares, la nuova tassa sui rifiuti, che, seppure rimandata al prossimo dicembre, rappresenterà comunque una stangata per i cittadini italiani, sia che si trattai di famiglie, sia di locali commerciali.

Secondo i calcoli della Uil, infatti, per le famiglie la nuova tassa sui rifiuti, nel 2013, porterà aumenti medi di circa 80 euro rispetto ai 225 euro medi pagati nel 2012, con le vecchie Tarsu e Tia.

E Confcommercio, inoltre, giorni fa ha calcolato che un ristorante da 200 metri quadrati, potrebbe pagare due rate da 267,60 euro e in dicembre una maxi-rata da 4.200 euro ed anche negli altri esercizi commerciali, la bolletta natalizia peserebbe tra le 10 e le 20 volte di più rispetto alle prime due rate, a seconda della tipologia dell'esercizio commerciale e della sua metratura.

Richiesti interventi anche sul prossimo pagamento Imu, la cui prima rata è fissata per il 17 giugno, e sull’aumento Iva dal 22 al 23%, che dovrebbe scattare a luglio. Insomma, gli interventi richiesti sono riferiti soprattutto all’applicazione di una minore, per quanto possibile, pressione fiscale per le tasse riportate.

Senza considerare le questioni pensioni ed esodati: sul primo punto di torna a parlare di controriforma, cioè di quelle proposte che i partiti, tutti insieme, avevano avanzato prima del periodo elettorale e che miravano essenzialmente a cambiare se non proprio annullare del tutto la riforma Fornero, puntando soprattutto sulla gradualità dell’uscita dal lavoro.

Altro nodo da sciogliere, quello degli esodati: nonostante, infatti, i tre decreti del governo volti a salvaguardare 130mila persone, fra la prima platea di 65mila, la seconda di 55mila e gli ultimi 10mila, sono ancora migliaia, infatti, coloro che rimarrebbero fuori dalle tutele. In tutto 200mila, ma la Cgil arriva a stimarne anche 300mila. Si tratta di lavoratori che rischiano ancora di rimanere senza lavoro e senza pensione e per i quali servono misure urgenti comunque. 

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di Marianna Quatraro pubblicato il