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Redditometro: dopo due sentenze giudici che lo bloccano interviene Agenzia delle Entrate

Redditometro illegittimo e l’Agenzia delle Entrate lo difende



La Commissione tributaria provinciale di Reggio Emilia ha stabilito che il decreto sul nuovo redditometro è illegittimo e quindi deve essere disapplicato.

In realtà, questa innovativa pronuncia fa seguito ad un'altra (sentenza Ctp Reggio Emilia n. 172/01/ 2012), con cui la stessa sezione aveva avuto modo di precisare che, se più favorevole al contribuente, il nuovo redditometro trovava applicazione anche prima del periodo di imposta 2009, così come già avviene per gli studi di settore più evoluti.

Secondo i giudici emiliani il nuovo redditometro sarebbe stato emanato al di fuori del perimetro disegnato dalla normativa primaria e dei suoi presupposti e al di fuori della legalità costituzionale e comunitaria. Il decreto, infatti, prende in considerazione le spese medie delle famiglie, così come stimate dal l'Istat, anche se invece la norma che disciplina l'accertamento sintetico (articolo 38 del Dpr 600/73) fa riferimento al singolo contribuente.

Inoltre il provvedimento, prevedendo la raccolta di tutte le spese effettuate (tra cui anche quelle farmaceutiche e per eventuali iscrizioni ad associazioni culturali) priva il contribuente del diritto ad avere una vita privata, in violazione di quanto sancito dalla Costituzione (articoli 2 e 13) e dalla Carta dei diritti fondamentali della Ue (articoli 1, 7 e 8).

Infine, il Dm viola il diritto alla difesa (articolo 24 della Costituzione e articolo 38 del Dpr 600/73) in quanto rende impossibile fornire la prova di aver speso di meno rispetto a quanto risulta dalle medie Istat. Se la giustizia condanna il redditometro, l’Agenzia delle Entrate, invece , lo difende.

La difesa da parte dell’Agenzia, oltre a ritenere la sentenza la sentenza di Reggio Emilia non idonea, si sofferma sul terreno della privacy. Se poco tempo fa il tribunale di Pozzuoli aveva accusato lo strumento di accertamento fiscale perché invasivo della sfera personale del contribuente, risponde a queste accuse  l’Amministrazione finanziaria secondo cui “con l’entrata in vigore del Decreto Ministeriale 24 dicembre 2012 non si verifica alcuna lesione del diritto alla riservatezza del contribuente, poiché questa norma non dispone né disciplina la raccolta di informazioni da parte dell’Agenzia delle Entrate, ma si limita a prevedere che le informazioni sulle spese del contribuente, già nella disponibilità dell’Agenzia sulla base di altri provvedimenti, siano adoperate per il procedimento di verifica della corrispondenza del reddito reale ai redditi dichiarati”.

L’Agenzia sottoline che le fonti sulla base delle quali sono raccolti e analizzati i dati riconducibili agli elementi indicativi di capacità contributiva sono regolamentate da norme differenti e pertanto l’eventuale illegittimità del decreto non incide sulla legittimità delle banche dati di cui dispone l’Agenzia delle entrate nell’esercizio delle sue funzioni istituzionali.

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Autore: Marcello Tansini
pubblicato il