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Cittadinanza italiana ai figli degli emigrati e revisione legge Bossi-Fini con Governo Letta

Cittadinanza italiana a figli di stranieri nati in Italia: la proposta e il dibattito



Insieme alla diminuzione della  pressione fiscale, per allentare il patto di stabilità; al congelamento della rata dell’Imu di giugno; ad agevolare l’occupazione, in particolar modo quella giovanile e femminile, tra i tanti altri obiettivi del nuovo governo Letta c’è anche l’immigrazione e l’integrazione sociale degli stranieri, cultura ed il turismo.

Spetterà al ministro di origini africane dell’Integrazione, Cécile Kyenge, attuare quanto proposto dal presidente della Repubblica, e cioè l’attribuzione della cittadinanza italiana ai figli di immigrati nati in Italia in ossequio allo ‘ius soli’.

In proposito Letta ha dichiarato che  “La società della conoscenza e dell’integrazione si costruisce sui banchi di scuola. Bisogna far tesoro dei nuovi cittadini italiani, così come bisogna valorizzare gli italiani all’estero”.

Il neo ministro dell’Integrazione è nata a Kambove in Congo, ha 49 anni  ed è un medico oculista. Modenese, vive a Castelfranco dell’Emilia, ed è da tempo impegnata in politica, prima nei Ds, poi nel Partito democratico.

La Kyenge ha messo nero su bianco le linee guida del suo dicastero: chiederà l’abrogazione della legge Bossi-Fini e del reato di clandestinità, l’abolizione del permesso di soggiorno a punti, la chiusura dei Cie e il passaggio dallo ius sanguinis allo di ius soli per il riconoscimento della cittadinanza.

A marzo è stata una dei quattro firmatari, insieme a Pier Luigi Bersani, Khalid Chaouki e Roberto Speranza, della proposta di legge depositata alla Camera sul riconoscimento della cittadinanza agli immigrati. La proposta contempla il riconoscimento della cittadinanza per chi nasce in Italia da stranieri residenti da almeno cinque anni e della possibilità di richiederla anche per chi non è nato in Italia, ma vi è cresciuto.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il