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Esodati: soluzioni Governo Letta possibili nonostante non sia una priorità immediata

Nuove soluzioni esodati da premier Letta. Cosa prevedono



Nonostante il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, abbia detto che la questione esodati non rappresenta un problema ‘immediato, tanto da poter essere affrontato anche nel prossimo 2014, il premier Enrico Letta torna a ribadire la necessità di soluzioni rapide per coloro che ancora rischiano di rimanere senza lavoro e senza pensione.

Il premier ha, infatti, mostrato l’intenzione ferma di risolvere con decisione la questione di quei lavoratori che hanno firmato negli anni scorsi un accordo aziendale per mettersi in mobilità e che oggi rischiano di rimanere senza lavoro e senza pensione, a causa delle novità previdenziali introdotte dalla riforma Fornero.

Il piano del nuovo governo fa riferimento a “forme circoscritte di gradualizzazione del pensionamento, come l’accesso con 3-4 anni di anticipo e con una penalizzazione proporzionale” , il che significa adottare un sistema di incentivi e disincentivi simile a quello in vigore per le attuali pensioni anticipate, e sostenere i cambi generazionali a lavoro.

E c’è chi ritiene che questi ‘ricambi generazionali’, cioè il graduale avvicendamento nelle aziende tra lavoratori anziani e giovani neo-assunti, possa essere uno dei pilastri di una nuova riforma delle pensioni e possa risolvere (almeno in parte) il problema degli esodati.

Secondo il neo-sottosegretario al lavoro, Carlo dell'Aringa, “Bisogna studiare forme di pensionamento più flessibile, altrimenti rischiamo un nuovo esercito di esodati nei prossimi anni”, e ha sottolineato che il governo ha il duplice obiettivo di tutelare chi già oggi rischia di rimanere disoccupato e senza pensione, ma anche tutti gli over 55 che si troveranno nella stessa condizione nel prossimo quinquennio.

Per gli esodati, si parla anche della possibilità di restare al lavoro con un orario part-time, anche se l'impresa continuerà a versare la stessa quantità di contributi di prima (per non provocare  una riduzione dell'assegno pensionistico maturato).

E se l'azienda decide anche ad assumere un giovane lavoratore, con un contratto a tempo indeterminato per gli under 35enni o con l'apprendistato per chi ha meno di 30 anni, la quota di contributi dovuta per il dipendente anziano verrà in parte sgravata e finirà a carico della fiscalità generale.

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Autore: Marcello Tansini
pubblicato il