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Linkedin: cancellati account escort e prostitute

LinkedIn bandisce dal suo sito escort e prostitute. La novità



Ha da poco festeggiato i dieci anni di vita LinkedIn, il servizio web di rete sociale, impiegato principalmente per lo sviluppo di contatti professionali, che conta oggi più di 200 milioni di utenti, compie 10 anni.

Presente in tutti i continenti cresce a una velocità di 1 milione di iscritti a settimana. Il 56% degli iscritti risiede fuori dagli Stati Uniti e proprio gli stati Uniti, insieme a India, Regno Unito e Brasile sono i paesi col maggior numero di iscritti (quest'ultimo è anche quello che cresce più velocemente).

Gli utenti europei sono oltre 22.100.000 e le nazioni che mostrano un maggiore interesse sono l'Olanda, la Francia e l'Italia. La società che gestisce il servizio ha sede a Palo Alto (California) e lo scopo principale del sito è consentire agli utenti registrati di mantenere una lista di persone conosciute e ritenute affidabili in ambito lavorativo.

Diversi gli obiettivi del sito, come trovare offerte di lavoro, persone, opportunità di business con il supporto di qualcuno presente all'interno della propria lista di contatti o del proprio network; possibilità per i datori di lavoro di pubblicare offerte e ricercare potenziali candidati; infine, su LinkedIn, le persone in cerca di lavoro possono leggere i profili dei reclutatori e scoprire se tra i propri contatti si trovi qualcuno in grado di metterli direttamente in contatto con loro.

Ma il ‘mestiere più antico del mondo’ è bandito da LinkedIn, che ha ufficialmente vietato a escort e prostitute di pubblicare il loro curriculum. Nella sezione contenente i termini di servizio previsti dal contratto di licenza, il social network professionale più utilizzato per cercare lavoro ha reso chiaro, tra le attività non consentite, la seguente: “Anche se fosse legale nel luogo in cui Lei si trova, (è vietato) creare profili o fornire contenuti che promuovono servizi escort o prostituzione”.

Spesso, infatti, prostitute e gigolò si servono delle reti sociali proprio per sponsorizzare attività e prestazioni, con tanto di fotografie, numeri di telefono e tariffari, come accade su Facebook o Twitter.

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Autore: Marcello Tansini
pubblicato il