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Fiat: sede in Usa è possibile ma non subito. I motivi

Stabilimento Fiat in Usa? Forse dopo la fusione con Chrysler



Fiat pensa all’ipotesi di trasferire il suo quartier generale da Torino negli Stati Uniti una volta completata la fusione con Chrysler. A riportare la notizia è stata l'agenzia Bloomberg, che cita tre fonti secondo cui comunque non è stata ancora presa effettivamente una decisione definitiva.

Un portavoce della Fiat spiega: “Questo argomento, più volte trattato nell'ultimo anno dai media di tutto il mondo, non è all'ordine del giorno come recentemente ha ricordato l'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne. Ieri l'agenzia Bloomberg riferiva che secondo alcuni esperti la Fiat starebbe valutando la possibilità di trasferire la sede legale della società negli Stati Uniti.

L'informazione, tutt'altro che nuova, e si tratta di una non notizia in quanto la stessa Bloomberg ha sottolineato che nessuna decisione è stata presa e che altre opzioni sono in corso di esame”.

Ma ‘Il trasferimento della sede legale della Fiat negli Stati Uniti non è all'ordine del giorno’, ha invece replicato ieri sera un comunicato del Lingotto a quanto scritto dall'agenzia Bloomberg.

Intanto, le indiscrezioni su un'accelerazione del piano di fusione tra Fiat e Chrysler si sono moltiplicate negli ultimi giorni e hanno fatto volare il titolo del Lingotto. Per l’ufficialità eventuale della fusione, si attende solo la decisione del giudice della corte del Delaware che, entro fine giugno, darà il suo parere sul valore del 3,3% di Chrysler detenuto dal Veba, il fondo del sindacato metalmeccanico americano Uaw.

Questa valutazione potrebbe influenzare il prezzo complessivo dell'intera quota (41,5%) che la società guidata da Sergio Marchionne ha intenzione di rilevare. Ma la notizia non ha tardato a scatenare le reazioni dei sindacati: secondo il segretario generale dell'Ugl, Giovanni Centrella, “Marchionne probabilmente sta valutando da anni la possibilità di trasferire la sede Fiat da Torino agli Usa. Fondamentale è che in Italia restino almeno gli stabilimenti”; mentre Michele De Palma, coordinatore nazionale per la Fiom-Cgil del gruppo Fiat parla di ‘delocalizzazione’.

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Autore: Marcello Tansini
pubblicato il