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Pensioni: piano Ministro Giovannini

Modifiche pensioni da ministro Giovannini e questione esodati: cosa potrebbe cambiare


La riforma previdenziale entrata in vigore a gennaio 2013 ha innalzato l’età pensionabile per tutti ed esteso il sistema contributivo a tutti, creando non pochi problemi, come quello degli esodati.

Migliaia e migliaia di lavoratori che rischiano di rimanere senza lavoro e senza pensione a causa delle novità della riforma firmata dall’ex ministro Fornero e per cui il nuovo ministro Giovannini propone modifiche, a partire dall’ipotesi di abbassare gli attuali criteri per la pensione anticipata o permettere l'uscita ma con assegni più bassi che penalizzerebbero il lavoratore.

Il ministro ha, dunque, annunciato che la riforma delle pensioni sarà modificata rendendo più flessibile l'età di uscita dal lavoro con riduzioni negli assegni finali.

Altra proposta, avanzata in realtà già durante la precedente legislatura e ora nuovamente depositata in Parlamento a firma Damiano, Baretta, Gnecchi, Lenzi, prevede la possibilità di andare in pensione con 62 anni e 35 di contributi e una penalizzazione dell’8%.

Chi soddisfa tali requisiti può chiedere la pensione anticipata con penalizzazioni, ma la proposta prevede anche incentivi per chi decide di rimanere di più del valore del +2% per ogni anno tra i 67 e i 70 anni di età fino a un massimo dell’8%. 

Per il ministro Giovannini, è, inoltre, necessario trovare una soluzione definitiva in tempi brevi per gli esodati. Giovannini ha spiegato: “Stiamo cercando di arrivare a una quantificazione precisa del numero degli esodati, stiamo cercando di capire di cosa stiamo parlando”.

E ha aggiunto che si tratta di “Un'operazione non semplice. Stiamo facendo quella che una maestra elementare chiamerebbe una 'mappa concettuale' di tutte le varie platee.

Dietro questa parola, esodato salvaguardato, ci sono casi molto variegati. E una parte di questi casi non è relativa a persone che sono state colpite dalla riforma, ma sono persone che sono in difficoltà economiche perchè magari hanno perso il lavoro, che pensano di essere parte di quella categoria, mentre invece forse vanno trattate in maniera diversa”.




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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il 21/05/2013 alle ore 12:07