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Pensioni flessibili: come dovrebbero funzionare e ipotesi possibili

Le nuove ipotesi del governo sulle pensioni: le possibili modifiche



Un nuovo meccanismo di pensioni flessibili per sciogliere il nodo esodati e favorire il ricambio generazionale nel mondo del lavoro, dando ai più ‘anziani’ la possibilità di uscire prima e ai giovani di inserirsi nel mercato del lavoro.

Questo fondamentalmente il punto cruciale delle modifiche all’attuale sistema previdenziale in vigore, le cui nuove norme sono entrate in vigore lo scorso gennaio 2013, prevedendo un allungamento degli anni per andare in pensione e l’estensione del sistema contributivo per tutti.

L'idea del nuovo governo è quella di permettere di lasciare il lavoro a 62 anni con 35 anni contributivi. Nonostante una penalizzazione economica che ne deriverebbe, in questo modo il problema esodati si ridimensionerebbe.

Il sistema pensionistico più morbido così proposto favorirebbe anche il ricambio generazionale tra lavoratori anziani prossimi alla pensione e giovani in cerca di occupazione stabile.

Anche in questo caso, però, come avviene già ora, chi lascia prima sarà soggetto a penalizzazione: andando, infatti, in pensione prima dei 62 anni si perde l'1% della pensione per ogni anno di anticipo e del 2% per ogni anno ulteriore rispetto ai primi due.

Ma l’obiettivo del ministro del Lavoro è chiaro: ridurre la disoccupazione giovanile di otto punti percentuali portandola al 30% dai livelli record attuali. E per farlo sarà necessario modificare il sistema delle pensioni.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il