Iva, Imu, riforma lavoro, bonus 55% ristrutturazioni ma anche mutui agevolati per giovani coppie

I punti chiave del programma Letta: cosa prevedono



Scongiurare l’aumento dell’Iva, che dovrebbe salire di un punto percentuale dal 21 al 22%, dal prossimo luglio; attuare modifiche all’attuale riforma del Lavoro, in modo da sostenere l’occupazione, soprattutto giovanile; via libera al congelamento del pagamento della prima rata Imu di giugno per le prime abitazioni; e via libera anche alla proroga per il 2013 della detrazione del 55% per gli interventi di ristrutturazione per l'efficienza energetica.

Previste, inoltre, novità per sostenere la richiesta di mutui da parte di giovani coppie e nuove misure per favorire istruzione e ricerca e miglioramento dei servizi in generale, da quelli sanitari a quelli del trasporto pubblico, locale e pendolare, con una particolare attenzione per i disabili e i non autosufficienti. Questi i punti cruciali del programma del governo Letta.

La priorità, come più volte ribadito dal premier Letta, è il lavoro tra le cui modifiche sono previste restrizioni dei contratti a termine; sostegno alle imprese che assumono giovani a tempo indeterminato; semplificazione e rafforzamento dell'apprendistato; riduzione del costo del lavoro; valorizzazione delle piccole e medie imprese; attenzione particolare sul Mezzogiorno; nomina di un commissario unico per l'Expo. In programma una riduzione della pressione fiscale; stop all'Imu di giugno e successiva riduzione e rimodulazione.

La nuova riforma sulla tassa sugli immobili dovrebbe arrivare entro agosto, altrimenti si tornerà a pagare. Per quanto riguarda il welfare, si prevede un’estensione degli ammortizzatori sociali ai precari; reddito minimo per le famiglie bisognose con figli; soluzione strutturale al problema degli esodati; incentivi per ristrutturazioni ecologiche e affitti e mutui agevolati per giovani coppie, cosa che bisognerà fare al più presto per far ripartire l’edilizia, settore fortemente in crisi.

Per citare qualche numero, Nel 2008, all'inizio della crisi, la massa salari era di 32 milioni di euro. Nel 2012 si è scesi a 23 milioni e 800mila euro. Le ditte iscritte al Falea nel 2008 erano 790 contro le 506 del marzo 2013. Gli addetti sono passati da 2.514 a 1.409.

Sono state quindi perdute 284 aziende e 1.105 lavoratori. E perché il settore si riprenda non basta solo sblocco dei pagamenti da parte della pubblica amministrazione, servono iniziative più consistenti, come la proroga degli incentivi fiscali, accesso al credito, riqualificazione dei centri storici anche attraverso piccoli interventi di ristrutturazione; e incentivi in materia di fonti di energia rinnovabili quali il fotovoltaico.

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di Marianna Quatraro pubblicato il