Pensioni anzianità e flessibilità: come dovrebbe funzionare

Modifiche sistema pensioni: le novità al vaglio



Il nuovo governo è pronto ad apportare modifiche all’attuale sistema delle pensioni. Ed ecco pronte le modifiche alla riforma in vigore da gennaio 2013, stabilita dall’ex governo Monti, che presuppone un innalzamento dei criteri necessari per accedere alla pensione nonché l’estensione del sistema contributivo a tutti.

Diverse le proposte oggi sul tavolo, a partire dalla possibilità di andare in pensione a 62 anni. Il piano prevede la possibilità per il lavoratore di lasciare a 62 anni e 35 anni contributivi in modo da accedere alla pensione di vecchiaia ma con una penalizzazione che sarà tanto più alta quanto maggiore sarà il distacco dell’età in cui si decide di andare in pensione rispetto alla soglia dei 66-67 anni.

La penalizzazione sull’assegno finale dovrebbe essere pari al 2% delle anzianità retributive maturate sino al 31 dicembre 2011 per ogni anno di anticipo all'accesso rispetto ai 66 anni necessari per il pensionamento.

Per valutare il valore dell’assegno finale, il governo al momento starebbe esaminando due diverse strade: la prima si rifà al sistema già previsto dal piano pensioni del ministro Fornero, che prevede un prelievo del 2% della quota retributiva del montante pensionistico per ogni anno di ritiro anticipato rispetto ai 62 anni con 42 anni di contribuzione; la seconda, invece, prevederebbe una riduzione quasi automatica dell’assegno intorno al 10-12%, ritardando il pensionamento fino all’età prevista dalla riforma vigente.

Da gennaio 2013, è in vigore poi la prima delle correzioni alla speranza di vita, che allontana per tutti di tre mesi l’età pensionabile, con la conseguenza che per la pensione di vecchiaia ci vorranno minimo 66 anni e 3 mesi per i dipendenti pubblici e privati e per gli autonomi, contro i 66 anni del 2012.

Inoltre, sempre da gennaio, per raggiungere la soglia per accedere alla pensione d’anzianità, la cosiddetta pensione anticipata, ci vorranno 42 anni e 5 mesi per gli uomini e 41 anni e 5 mesi per le donne, ma se si esce dal lavoro prima di aver raggiunto 62 anni ci sarà un taglio dell’assegno dell’1% per ogni anno fino ai primi due e poi del 2%.

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di Marianna Quatraro pubblicato il