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Fallimenti record nel 2013: la crisi continua e peggiora

Record fallimenti di impresa in questi primi mesi dell’anno: è allarme



La disoccupazione record come segnale d’allarme di una crisi che non accenna ad arrestarsi, ma non solo: in questi primi mesi del 2013 si sono infatti registrati anche fallimenti record per le imprese italiane. Si tratta di un dato allarmante, specchio di un'economia in recessione che, oltre a portare sempre più in alto i numeri di una disoccupazione, soprattutto giovanile, necessari da arginare, mette in evidenza un'altra situazione di forte sofferenza in cui è caduto gran parte del mondo imprenditoriale.

In particolare, sono 3.500 le procedure avviate in questo periodo, con un aumento del 12% rispetto allo stesso periodo del 2012: questi i numeri che emergono dai dati del Cerved, società italiana specializzata nell'analisi delle imprese e del rischio credito.

A fine maggio 2013, i fallimenti di aziende e attività commerciali in Italia sono stati 6.350 (+12%), concentrati soprattutto al Nord. E' il dato più alto da dieci anni: fallimenti e anche liquidazioni.

Nel complesso le chiusure aziendali sono cresciute particolarmente nei primi tre mesi dell’anno, quando sono state circa 23mila le imprese che hanno avviato una procedura per insolvenza o per liquidazione volontaria, in aumento del 7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Per quanto riguarda liquidazioni e chiusure volontarie, rispetto al 2012 è cresciuto del 5,8% il numero delle aziende che hanno scelto di chiudere nonostante la mancanza di procedure concorsuali e sono 19mila le aziende che hanno avviato questa procedura.

Dal punto di vista territoriale, il primo trimestre del 2013 ha segnato una crescita dei fallimenti nei territori di Nord Est, del 24% rispetto al primo trimestre del 2012; al Nord Ovest si registra un aumento del 15%, al Centro Italia del 9%, nel Sud e nelle Isole del 3%.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il