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Lavoro: a rischio altri 123mila posti. Serve terapia shock

Migliaia di posti di lavoro a rischio. La proposta di Brunetta



Dopo il monito sulla necessità di rinnovamento nel campo del lavoro, lanciato qualche giorno fa dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che ha parlato dell’emergenza lavorativa nel nostro Paese, auspicandone una rapida, per quanto possibile, ripresa, arriva un nuovo allarme.

Dopo che negli ultimi cinque anni nell'industria si sono già persi 674 mila posti, altri 123 mila sarebbero a rischio nel 2013. Secondo l'annuale Rapporto elaborato dal Dipartimento industria della Cisl, infatti, la stima dei lavoratori equivalenti a forte rischio occupazionale per l'industria e le costruzioni tocca già le 123.130 unità.

E si tratta di un numero, come avvisato dal X Rapporto Cisl Industria, che potrebbe salire ad almeno 300 mila considerando la cassa integrazione ordinaria.

Secondo i dati della Cisl, dal 2008 al 2012 in Italia, è stato perso il 2,4% dell'occupazione, il 6% del Pil, il 4,3% dei consumi delle famiglie, il 20% degli investimenti. Inoltre, l'industria, con meno 415.485 occupati, ha perso l'8,3%, le costruzioni, con meno 259.293 occupati, hanno perso il 13,2% degli addetti. Solo le esportazioni hanno mantenuto i volumi del 2008.

Nei primi tre mesi del 2013, inoltre, peggiorano le condizioni di molte imprese, costrette a chiudere. E' il peggior primo trimestre rilevato all'anagrafe delle imprese Unioncamere dal lontano 2004, con un tasso di crescita negativo del - 0,51% (diminuzione delle iscrizioni rispetto allo stesso periodo del 2012 (118.618 contro 120.278) e balzo in avanti delle cessazioni (149.696 contro 146.368).

Ma non solo: ad annunciare esuberi anche aree considerate solitamente protette come Ministeri (7.576), Enel (4.000), Finmeccanica-Selex (2.529), Poste (oltre 3.000), e settore bancario (20.000 posti di lavoro persi tra il 2008 e il 2011, e altri 20.000 a rischio fino al 2017).

Il capogruppo alla Camera del Pdl, Renato Brunetta, interviene in merito avanzando una proposta: “L'Italia deve ottenere dall'Ue lo scomputo dal calcolo del nostro deficit degli effetti prodotti dai due terremoti dell'Aquila del 2009 e dell'Emilia Romagna dell'anno scorso.

Due eventi straordinari che hanno fatto perdere all'Italia almeno due punti di prodotto interno. Facendo una stima prudenziale ricavata dagli scostamenti tra le previsioni macroeconomiche della stessa Ue e i consuntivi dei due anni si può quantificare in due punti il Pil perduto, ovvero circa 32 miliardi.

L'effetto trascinamento di quella mancata crescita sul deficit 2013 equivale a un punto di Pil: 16 miliardi. Se a questo aggiungiamo i sei miliardi cumulati di spesa corrente utilizzati per avviare la ricostruzione l'effetto complessivo sul deficit di quei due eventi eccezionali è di un punto e mezzo di Pil, ovvero 22 miliardi”.

E precisa: “Ottenendo oltre 20 miliardi potremo fare di più, puntare realisticamente a una crescita a fine anno con il lancio di una terapia shock tutta concentrata nel secondo semestre e capace anche di innestare una crescita sostenibile e superiore alle previsioni attuali”. Anche il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, chiede al governo una terapia di shock fiscale per ridare slancio al lavoro.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il