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Imu 2013, pensioni, no aumento iva, piano lavoro:Letta ha bisogno di 60 miliardi per rilancio Italia

60 miliardi per rilanciare l'economia d'Italia. Dove trovare le risorse?



Per scongiurare l’aumento dell’aliquota Iva, che dal primo luglio dovrebbe salire dal 21 al 22%; mettere in atto la riforma dell’Imu entro il 31 agosto, che punta alla cancellazione totale della tassa per le prime abitazioni; e attuare le modifiche paventate per il mondo delle pensioni e del lavoro, al nuovo governo servono ben 60 miliardi.

Un intervento drastico sul rilancio dell'economia che non si limiti all'Imu sulla prima casa necessiterebbe, infatti, di almeno 60 miliardi, somma che non può essere ‘racimolata’ non sforando il tetto del 3% di disavanzo.

Bisognerebbe puntare ad un taglio della spesa pubblica, ma risulta una missione piuttosto difficile: degli 800 miliardi annui del bilancio italiano, ben 170 miliardi servono a pagare gli stipendi dei dipendenti dello Stato e delle amministrazioni pubbliche; 130 miliardi è la spesa per i beni e i consumi per far funzionare la macchina pubblica; tra pensioni e prestazioni sociali se ne vanno oltre 300 miliardi, per cui 600 miliardi su 800 miliardi paiono intoccabili.

Se vi si aggiungono poi gli 80 miliardi per pagare gli interessi sul debito, ne restano 120 miliardi di spesa aggredibili. Ciò che in realtà servirebbe al Paese è un elettrochoc, cioè un allentamento della pressione fiscale che restituisca soldi a famiglie e imprese.

Pensando solo al taglio della pressione fiscale che pesa su imprese e lavoratori, secondo le stime, un taglio dei contributi previdenziali del 2,5% costerebbe allo Stato 16,7 miliardi e per avere impatti significativi il taglio dovrebbe collocarsi almeno al 5% e quindi con un costo di 33 miliardi.

Si tratterebbe di una manovra che permetterebbe a un lavoratore di 50 anni con un reddito di 50mila euro lordi di avere 833 euro in più in busta paga e al datore di lavoro di risparmiare 1.600 euro su quel lavoratore.

Una somma che si aggira invece intorno agli 11 miliardi servirebbe per evitare il rialzo dell’Iva di un punto percentuale dal 21% al 22% e poi c'è il finanziamento della Cassa in deroga per almeno un altro miliardo.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il