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Germania: stime Pil 2013 dimezzate da Fmi. La crisi è arrivata

Crescita tedesca rallentata: le nuove stime del Fmi



Dopo Spagna, Portogallo, Grecia, Italia, Francia, sembra che la crisi sia arrivata a colpire anche la potente e forte Germania. Secondo i recenti dati diffusi, la crescita tedesca nel 2013 sembra aver subito una forte battuta d'arresto e ci sarebbero significativi rischi sulle prospettive.

Il Fondo monetario internazionale ha, infatti, corretto le proprie previsioni e dimezzato le stime di crescita di quest'anno per Berlino. Da un incremento del Pil dello 0,6%, l'Fmi passa ad uno dello 0,3%.

Il Fondo vede significativi rischi al ribasso sulle prospettive dell’economia tedesca anche in considerazione del generale rallentamento dell’economia globale e per questo sarà importante evitare un risanamento eccessivo, come affermato dal Fmi nell’Article IV su Berlino, secondo cui “La solidità del sistema bancario è migliorata ma restano debolezze”.

Secondo il Fmi, il pil della Germania dovrebbe crescere dello 0,3% quest’anno con una graduale ripresa alla fine dell’anno condizionata a un’ulteriore e tangibile riduzione dell’incertezza a livello europeo e ha sottolineato che l’allentamento fiscale marginale di quest’anno è appropriato.

Le riforme strutturali per aumentare il potenziale di crescita della Germania sono una priorità, mette in evidenza il Fmi, precisando che “le riforme al sistema finanziario interno dovrebbero assicurare un’armonizzazione con le iniziative europee e offrire chiarezza sul panorama finanziario emergente”.

Il Fmi prevede una ripresa dell'economia tedesca nella seconda metà del 2013, così come anche sostenuto dal presidente della Bce Mario Draghi riferendosi all'intera Europa, anche se la stima attuale è più bassa sia di quella del ministero all'economia tedesco (+0,5%) sia di quella della Bundesbank (+0,4%), l'istituto centrale.

La revisione al ribasso segue un primo trimestre debole, come ha fatto presente Subir Lall, economista del Fmi presentando il rapporto sulla Germania, nonostante consumi solidi e un tasso di disoccupazione basso.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il