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Equitalia: come cambia con Governo Letta. Le novità

Cosa cambia per Equitalia: le novità



Si ammorbidisce il lavoro di Equitalia. Qualche settimana fa l'amministratore delegato di Equitalia, Benedetto Mineo, ha inviato agli uffici periferici una lettera con l’invito a mettere un freno alla troppa rigidità dei responsabili locali della stessa società, raccomandando di non infierire su chi ha problemi. L’iniziativa è nata sull’onda delle storie di contribuenti esasperati che hanno scatenato l’attenzione dei media e che lo Stato non può ignorare”.

Secondo Mineo, bisogna “rafforzare il dialogo con i cittadini e valutare caso per caso, persona per persona. Non possiamo permetterci un comportamento non adeguatamente orientato alla sensibilità”.

Diverse le novità previste per Equitalia, da un nuovo limite al pignoramento che scatta sulla casa principale del contribuente inadempiente, quella in cui cioè vive, o, nel caso di un'impresa, sui beni funzionali all'attività.

L’idea è quella di consentire ancora il pignoramento dei beni o degli immobili per debiti superiori a 20 mila euro, ma non la loro vendita all’incanto. L’abitazione potrà insomma essere bloccata dal fisco, ma mai essere venduta all'asta dall’ente di riscossione, sia esso Equitalia o qualunque altro.

Il governo prevede poi la possibilità di una maggiore diluizione dei pagamenti aumentando i termini delle possibili rateizzazioni perché in un periodo di crisi come questo sono tante le famiglie che vorrebbero pagare eventuali arretrati fiscali, ma che sono impossibilitate a farlo per carenza di liquidità.

L’idea è quella di aumentare il numero possibile di rate con cui pagare un debito, che oggi è fissato in 72. Dovrebbe poi essere introdotta una maggiore tolleranza verso i pagamenti mancati e potrebbe essere rivista anche la norma che elimina la riscossione coatta per i crediti inferiori a 2.000 euro.

Altra ipotesi allo studio del governo è il cosiddetto principio del ‘solve et repete’, quello che impone al contribuente che vuole presentare un ricorso e avviare dunque un contenzioso con l’amministrazione fiscale, di pagare comunque preliminarmente un terzo del dovuto.

Una procedura più volte contestate e che l’esecutivo vorrebbe abolire almeno per quei contribuenti mai incappati in contestazioni fiscali o accuse di evasione.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il