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Sigarette elettroniche: fanno male alla salute le ricariche. Le nuove ricerche

Dibattito sempre più aperto su sigarette elettroniche. Si scopre che fanno sempre più male



E’ ormai aperto da tempo il dibattito sulla sigaretta elettronica e ci si chiede quanto effettivamente questi strumenti possano essere sicuri sia per l’organismo umano sia per l’ambiente.

Secondo diversi esperti l’uso della sigaretta elettronica non farebbe bene all’organismo umano, e infatti è stata classificata come cancerogena. In molti, però, ne hanno difeso le potenzialità, ed ora si torna a parlare di quanto possano giovare o meno. 

La loro diffusione, infatti, inizia a generare anche un notevole malcontento tra i non fumatori e un crescente dibattito riguardo i possibili effetti nocivi per la salute. Nella sigaretta elettronica, il materiale non brucia, ma avviene una vaporizzazione del liquido contenuto nella capsula. A regolare la temperatura dell’apparecchiatura è il microprocessore, che gestisce anche l’intensità del led.

Ogni boccata porterà l’utilizzatore a inalare un vapore contenente sostanze come il glicole propilenico, il glicerolo, alcuni aromi alimentari e in certi casi anche nicotina.

Se uno dei vantaggi di queste sigarette elettroniche è il mancato rilascio di catrame, d’altro canto resta, seppur in minima parte, la presenza di nicotina in queste sigarette e questa sostanza genera sempre dipendenza, rappresentando quindi un possibile danno per la salute del fumatore.

Ma le cattive notizie non finiscono qui: dopo essere state vietate a minorenni e nei luoghi pubblici, le sigarette elettroniche finiscono di nuovo nel mirino delle polemiche a cause delle ricariche. In queste è, infatti, stata riscontrata la presenza di metalli tossici, come cromo, cadmio, piombo e arsenico, un mix di sostanze cancerogene che potrebbe rendere le sigarette elettroniche più nocive di quelle tradizionali.

Alcuni esperti hanno detto: “Abbiamo analizzato i contenuti di una fialetta di ricarica, pari a 10 ml, che un forte fumatore consuma in una settimana: i risultati mostrano che dentro c’è veleno puro”.

Secondo i dati elaborati nella ricerca, le quantità degli elementi scoperti variavano anche in quantità 600 volte, o addirittura mille, superiore alle normali presenze nelle sostanze comunemente ingerite.

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Autore: Marcello Tansini
pubblicato il