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Datagate: controlli su tutti non solo per prevenire attacchi terroristici

Scandalo Datagate: cosa c’è dietro i controlli americani e la sorte di Snowden



Mentre la talpa dello scandalo del Datagate Edward Snowden è atterrato a Mosca, pronto a ripartire per Cuba sul cui volo però non sarebbe mai salito, secondo alcune fonti, e dopo aver lasciato Hong Kong grazie all'aiuto legale di Wikileaks e di Julian Assange, si torna a svelare i segreti che si celano dietro le informazioni che lo Stato americano è riuscito a reperire su tutti i cittadini.

Sembra, infatti, che i controlli, telefonici e di e-mail e messaggi privati, siano stati effettuati su tutti i cittadini americani e non solo su quelli considerati ‘pericolosi’ per il Paese.

Controlli, dunque, non solo a fini anti terroristici. Secondo il blogger californiano di economia e politica Wolf Richter, “La sorveglianza di miliardi di persone intorno al globo, l’impadronirsi dei loro dati, tutti i loro dati, ogni pezzetto, gusti preferenze, abitudini, e dove sono stati a cena, chi hanno incontrato, cosa hanno mangiato, con chi hanno passato la notte, persino,  se entrambi hanno uno smartphone, è un lavoro arduo.

Ma è il pane di un’intera filiera industriale americana, la più sofisticata e vivace, che assume  e crea lavoro. Quel che ha scioccato in America non è il fatto che i Big Data sanno tutto delle nostre vite, ma il fatto che il governo ne raccolga pezzi e pezzetti per scovare il cattivo di turno o usarlo per scopi  sconosciuti e segreti”.

E non finisce qui, perchè secondo una dichiarazione di Edward Snowden, gli Stati Uniti sono in grado anche di acquisire sms grazie alle conoscenze su aziende cinesi di telefonia mobile. Insomma, si tratterebbe di controlli a tutto campo e senza fine su ogni individuo. Intanto si sono perse le tracce di Snowden: sarebbe dovuto partire da Mosca alla volta di Cuba per poi proseguire per l'Ecuador cui ha chiesto asilo, ma sembra essersi perso.

Il suo nome era sulla lista passeggeri del volo che è partito dall'aeroporto Seremetevo per L'Avana, a Cuba, ma nessun giornalista lo avrebbe visto a bordo. Ma c’è chi non esclude che Snowden si sia camuffato per non farsi riconoscere.

L'Ecuador, che già garantisce rifugio al fondatore di Wikileaks Julian Assange nella sua ambasciata a Londra, probabilmente concederà asilo anche alla 'talpa' dello scandalo Datagate che ha svelato il piano segreto di sorveglianza della National Security Agency americana, ma Washington avrebbe già revocato a Snowden il passaporto statunitense.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il