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Pensioni: nuovo piano Letta-Giovannini. Cosa potrebbe cambiare

Come potrebbe cambiare il sistema previdenziale: le ipotesi



La possibilità di pensionamento volontario per tutti a 62 anni, con almeno 35 anni di contributi maturati, ma che prevede penalizzazioni progressive uscendo a 63, 64 e 65 anni: questa l'ipotesi alla quale sta lavorando il governo per introdurre forme di flessibilità nella riforma previdenziale del ministro Fornero.

A confermarlo è il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini: “Il punto di partenza sono le proposte di legge presentate in Parlamento”. A cominciare dal disegno di legge Damiano-Baretta (entrambi del Pd) che prevede un meccanismo flessibile di uscite con penalizzazioni per i pensionamenti tra i 62 e i 65 anni e mini-bonus per quelli tra i 67 anni e i 70.

L'ipotesi è quella di tagliare dell'8% l'assegno di chi lascia a 62 anni, del 6% quello di chi lavora fino a 63 anni, del 4% il conto di chi va in pensione a 64 e così via, fino alla neutralità di chi "sceglie" le regole generali e lascia l'ufficio a 66 anni.

In modo speculare, chi lavora fino a 67 anni (più, come sempre, i mesi aggiuntivi dettati dall'adeguamento automatico) potrebbe avere un bonus del 2%, che sale al 4% per chi rimane al lavoro fino a 68 anni e così via fino all'8% riconosciuto a chi inizia a riposarsi a 70 anni.

Si prevede, inoltre, un prelievo alternativo sulle pensioni più alte (ma non solo quelle d'oro) dopo lo stop al contributo di solidarietà sancito dalla Corte costituzionale alcuni giorni fa. E sempre il ministro Giovannini ha annunciato che una delle opzioni su cui si sta ragionando il governo è un intervento a vasto raggio sull'indicizzazione, diverso da quello già adottato nel recente passato.

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Autore: Marcello Tansini
pubblicato il