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Pensioni Governo Letta e Giovannini: i cambiamenti possibili annunciati

Come potrebbe cambiare la riforma previdenziale: le ipotesi allo studio



Andare in pensione a 62 anni con 35 anni di contributi maturati, ma con penalizzazioni progressive uscendo a 63, 64 e 65 anni: questa l'ipotesi alla quale sta lavorando il governo per introdurre forme di flessibilità nella riforma previdenziale del ministro Fornero.

Il nuovo ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, apre a possibili modifiche per la riforma attualmente vigente, entrata in vigore nel gennaio 2013 e che propone l'innalzamento dell'età pensionabile, fissata per gli uomini a 66 anni e 3 mesi e le donne a 62 anni e 3 mesi, e l'estensione del sistema contributivo per tutti.

Per quanto riguarda pensione di vecchiaia, si pensa, dunque, alla possibilità di lasciare il lavoro con penalizzazioni dall'età di 62 anni. L’ipotesi prevede la possibilità per il lavoratore con almeno 35 anni di contributi e 62 anni di età anagrafica di accedere alla vecchiaia con una penalizzazione graduale quanto più sia distante dai 66-67 anni.

La riduzione dovrebbe essere pari al 2% delle anzianità retributive maturate fino al 31 dicembre 2011 per ogni anno di anticipo all'accesso rispetto ai 66 anni di età anagrafica, per cui un lavoratore che lascia a 62 anni potrebbe subire una riduzione pari all'8%.

Chi, invece, lavora fino a 67 anni potrebbe ricevere un bonus del 2%, che sale al 4% per chi rimane al lavoro fino a 68 anni e così via fino all'8% riconosciuto a chi inizia a riposarsi a 70 anni.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il