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Pensioni anticipata con flessibilità: il piano Letta-Giovannini

Il nuovo piano di pensioni flessibili del nuovo governo: come dovrebbe funzionare e nodo coperture



Il governo Letta pensa alla possibilità di andare in pensione a 62 anni con 35 anni contributivi in modo da accedere alla pensione di vecchiaia ma con una penalizzazione che sarà tanto più alta quanto maggiore sarà il distacco dell’età in cui si decide di andare in pensione rispetto alla soglia dei 66-67 anni.

La penalizzazione sull’assegno finale dovrebbe essere pari al 2% delle anzianità retributive maturate fino al 31 dicembre 2011 per ogni anno di anticipo all'accesso rispetto ai 66 anni necessari per il pensionamento.

La modifica principale riguarda, dunque, la possibilità di lasciare il lavoro prima dei 66 anni previsti dall’attuale riforma Fornero e sarà possibile per chi ha raggiunto quota 97 (62 anni d’età e 35 di contributi) decidere di andare in pensione anticipatamente, accettando, però, una decurtazione dell’8% all’assegno mensile.

La decurtazione sarà inversamente proporzionale all’età a cui si decide di lasciare il lavoro: 8% se si va in pensione a 62 anni, 6% a 63 anni, 4% a 64 anni, 2% a 65 anni.

Saranno, invece, previsti incentivi per chi deciderà di rimanere al lavoro oltre i 66 anni e fino ai 70 anni. Ciò che però rende controversa l’approvazione di questo meccanismo è la copertura finanziaria.

Secondo i tecnici del ministero, infatti, penalizzazioni e incentivi potrebbero non compensarsi, e in questo caso bisognerà intervenire con decurtazioni più alte. Resta, dunque, da sciogliere il nodo coperture prima di procedere all’approvazione del nuovo piano di pensioni più flessibili.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il