BusinessOnline - Il portale per i decision maker








Pensioni anzianità: come cambieranno con Letta-Giovannini

Flessibilità d’uscita e modifiche: cosa potrebbe cambiare per le pensioni con nuovo governo



Il piano del ministro Giovannini sarebbe quello di permettere al lavoratore con almeno 35 anni di contribuzione e 62 anni di accedere alla pensione di vecchiaia ma con una penalizzazione graduale.

La riduzione dovrebbe essere pari al 2% delle anzianità retributive maturate fino al 31 dicembre 2011 per ogni anno di anticipo all'accesso rispetto alla soglia dei 66 anni di età anagrafica, per cui un lavoratore che lascia a 62 anni potrebbe subire una riduzione paria anche all'8%.

Da gennaio, inoltre, vale la soglia per accedere alla pensione d’anzianità, la cosiddetta pensione anticipata, per cui ci vorranno 42 anni e 5 mesi per gli uomini e 41 anni e 5 mesi per le donne, ma se si esce dal lavoro prima di aver raggiunto 62 anni d’età ci sarà un taglio dell’assegno dell’1% per ogni anno fino ai primi due e poi del 2%.

Le nuove proposte avanzate da Cesare Damiano e Pierpaolo Baretta legano il ritorno alla flessibilità in uscita, che potrà oscillare fra i 62 e i 70 anni, con la soluzione strutturale del problema degli esodati e sembra proprio questa la strada verso cui si sta orientando il ministro Enrico Giovannini.

Diverse, dunque, le proposte, due in particolare: la prima punta sul meccanismo già previsto dalla riforma Fornero prevedendo maggiori penalizzazioni a seconda dell’età in cui si decide di lasciare il lavoro, penalizzazione che scatterebbe agendo sia sul montante sia sui coefficienti di trasformazione; la seconda, invece, prevede una riduzione quasi automatica dell'assegno attorno all'8-12% (forse il 15%), prevedendo, però, al contempo benefici con un incremento dell'assegno pensionistico per chi decide di lasciare il lavoro più tardi del previsto.

Ti è piaciuto questo articolo?




Commenta la notizia



Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il