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Abolizione province: piano Governo Letta 2013 alternativo dopo il blocco della Consulta

Consulta boccia abolizione delle Province: le reazioni



La Consulta ha bocciato l’abolizione delle Province e rimodulato la sua strategia annunciando la presentazione di un disegno di legge costituzionale ad hoc che verrà esaminato oggi in Consiglio dei ministri.

La Consulta ha, infatti, giudicato incostituzionale la riforma degli enti di area vasta varata in due tranche dal Governo Monti e sospesa fino a fine 2013. La Corte Costituzionale, accogliendo il ricorso delle 8 Regioni, ha bocciato la scelta dell’Esecutivo Monti di impiegare lo strumento del decreto legge per dare vita al riordino di natura ordina mentale delle amministrazioni provinciali.

Nel comunicato della Corte, si legge che ‘si tratta di un atto destinato a fronteggiare casi straordinari di necessità e urgenza. E, in quanto tale, è strumento normativo non utilizzabile per realizzare una riforma organica e di sistema quale quella prevista dalle norme censurate nel presente giudizio’.

La soluzione per la maggioranza sarebbe quella di con un Ddl costituzionale e un disegno di legge ordina mentale, secondo il ministro degli Affari regionali Graziano Delrio. “Rispettiamo le osservazioni della Corte e ci regoleremo di conseguenza. Adegueremo il metodo secondo le indicazioni importanti della Corte. La riforma del sistema deve proseguire”.

Nella riunione dei 40 saggi di tre giorni fa, sono emerse diverse ipotesi, dalla possibilità di destinare alle Regioni il compito di riorganizzare i propri enti di mezzo mediante un referendum popolare; a quella di sopprimere completamente le Province dagli articoli 114 e seguenti della Carta, a quella di decostituzionalizzare le amministrazioni di area vasta che verrebbero riorganizzati su base regionale in base ai principi stabiliti dallo Stato. Soddisfatte le Province per la decisione della Consulta di ieri.

Per il presidente dell’Upi, Antonio Saitta, lo stop deciso dalla Consulta significa che “nessuna motivazione economica era giustificata e quindi la decretazione d’urgenza non poteva essere la strada legittima.

Per riformare il Paese si deve agire  con il pieno concerto di tutte le istituzioni, rispettando il dettato costituzionale. Non si può pensare di utilizzare motivazioni economiche, del tutto inconsistenti, per mettere mani su pezzi del sistema istituzionale del Paese”.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il