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Pensioni: uscita flessibile. I cambiamenti rispetto Legge Fornero attuale

Sistema pensioni più flessibile: le modifiche possibili



Cambierà il piano pensioni rispetto all’attuale riforma previdenziale, prevedendo un meccanismo più flessibile, e le modifiche prendono le mosse dallo schema contenuto in una proposta di legge presentata dai deputati del Partito Democratico e che ha come primi firmatari Cesare Damiano, Pierpaolo Baretta e Maria Luisa Gnecchi.

Si tratta di un provvedimento che mantiene a 66 anni l'età necessaria per andare in pensione piena ma che permette anche un piano flessibile che permette di ritirarsi dal lavoro anche prima, cioè a 62 anni di età, ma solo se si sono accumulati 35 anni di contribuzione. Uscendo, però, prima dal lavoro si andrà incontro a penalizzazioni sull’assegno finale.

In particolare, l’assegno che si otterrebbe una volta in pensione a 66 anni, subirà un taglio di un importo del 2%, per ogni anno di pensionamento anticipato rispetto alla soglia citata dei 66 anni, fino a un massimo dell'8%.

Chi, per esempio, lascia a 65 anni subisce un taglio della pensione di due punti percentuali, che salgono al 4% se il congedo dal lavoro avviene a 64 anni, al 6% se il lavoratore lascia a 63 anni e fino all’8% se, invece, decide di lasciare il lavoro a 62 anni.

Per quanto riguarda, invece, gli incentivi previsti per chi rimane al lavoro più a lungo, il sistema dei bonus è identico a quello dei tagli, con un aumento dell'assegno del 2% ogni 12 mesi in più di permanenza in servizio, fino alla soglia massima dei 70 anni.

Il sottosegretario al Lavoro, Carlo Dell'Aringa, ha fatto intendere che questo provvedimento potrebbe essere circoscritto soltanto ad alcune categorie di lavoratori particolarmente bisognosi, come appunto gli esodati.

Ma la proposta Damiano-Baretta-Gnecchi, per tutelare i lavoratori precoci, che hanno iniziato la carriera molto presto, prevede anche la possibilità di andare in pensione anche con 41 anni di servizio, indipendentemente dall'età, mentre oggi è possibile ritirarsi anticipatamente con circa 41 anni e mezzo di contributi per le donne e con 42 anni e mezzo per gli uomini, a prescindere dall'età, con penalizzazioni per chi non ha ancora compiuto i 62 anni.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il