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Obbligazioni in perdita nel 2013, ma diversi analisti consigliano di rimanere

Crisi obbligazioni ma per alcuni restano interessanti: il quadro



Le parole di qualche settimana fa di Ben Bernanke, presidente della Federal Reserve americana, che ha annunciato di voler porre fine alla politica monetaria espansiva, hanno messo crisi le gestioni obbligazionarie e a soffrire maggiormente sono Fondi ed Etf specializzati sul reddito fisso che nell'ultimo triennio hanno sempre mantenuto rendimenti annui anche a due cifre, ma che nell'ultimo mese hanno subìto un vero e proprio crollo.

La prospettiva della fine graduale delle iniezioni di liquidità ha iniziato a far perdere terreno alle obbligazioni, da sempre molto dinamico, e anche in Europa c’è chi consiglia di iniziare a spostare la propria attenzione dal’obbligazionario all’azionario.

Ma Francesco Castelli, gestore del Lemanik Selected Bond, spiega che comunque “restano valide alcune opportunità di indubbio interesse come le valute ad alto rendimento di alcuni paesi emergenti ed alcuni settori del credito Europeo (finanziari, high yield periferici)”.

Secondo Castelli, però, “guardando alle performance dei primi sei mesi dell’anno, spiccano i segni negativi su tutti gli indici obbligazionari in dollari e i governativi arretrano di 2.5%, ancora peggio fanno i corporate (-3.2%), gli emergenti in USD (-7%) e gli emergenti in valuta locale (-5.3%).

Di solito, tuttavia, il credito sovraperforma grazie alla riduzione degli spread, ma quest’anno la sottoperformance dei corporate e degli emergenti è frutto dell’eccessiva esposizione degli investitori e della scarsa liquidità di mercato”.

Secondo, però, ING Investment Management, nel 2013 le obbligazioni high yield continueranno a offrire un profilo rischio-rendimento interessante rispetto ad altre alternative di investimento a reddito fisso.

Tim Dowling, Global Head of Credits e Lead Portfolio Manager Global High Yield di ING Investment Management, ha infatti spiegato che “Le obbligazioni europee high yield attualmente offrono una cedola prossima al 6%, più allettante rispetto ai rendimenti dei titoli governativi in euro quali i Bund tedeschi. L’attuale contesto economico mondiale evidenzia una moderata ripresa, accompagnata da bassa inflazione nelle economie sviluppate.

I tassi di crescita globali compresi tra il 2 e il 3% continuano a sostenere il credito, ma concedono poche possibilità di errore. Per quanto l’Europa rimanga bloccata in una fase di prolungata recessione, molte delle sue società svolgono buona parte delle proprie attività oltre i confini europei”.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il