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Pensioni: 40 anni di contributi e 62 anni. Flessibilità, penalizzazioni uscita Governo Letta

Flessibilità la parola d’ordine del governo per il nuovo piano pensioni. Ma quali sono i problemi?


Il sistema pensioni deve cambiare e le strade scelte dal governo Letta sembrano essenzialmente due: la flessibilità in uscita e un nuovo sistema penalizzazioni, che prevederà però anche incentivi.

Al momento le posizioni sono discordanti. La proposta per riformare le pensioni Fornero presentata da Damiano si basa sulla possibilità di andare in pensione a 62 anni, con 35 anni di contributi.

Rispetto al limite dei 66 anni, per ogni anno di anticipo si dovrebbe accettare una riduzione del 2% dell'importo della pensione, per un massimo dell'8%, ma, nel caso in cui ci si ritiri più tardi dal lavoro, si avrebbe un bonus del 2% per ogni anno di ritardo, fino alla soglia massima dei 70 anni.

Il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, tituba sull’approvazione definitiva di questa riforma perché con la proposta Damiano si farebbe meno cassa. Se, infatti, il pensionamento anticipato non è accompagnato dalla creazione di nuovi posti di lavoro, i saldi previdenziali sono destinati a peggiorare con la conseguente necessità di trovare un'ulteriore copertura economica.

Questo il motivo per cui molti chiedono un sistema previdenziale basato su 40 anni di contributi senza penalizzazioni e senza distinzioni di età. Inoltre, bisogna pensare al fatto che ci sono lavori che non si possono fare a 65 anni, o altri, come il professore universitario, che si possono continuare fino a 70 anni. La strada è dunque quella di pensare anche a regole specifiche per color che svolgono lavori usuranti, come anche per i lavoratori precoci.




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Autore: Marcello Tansini
pubblicato il 17/07/2013 alle ore 10:30