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Pensioni donne: età di uscita deve essere cambiata da Governo Letta. Ma anche per uomini

Equiparare età pensionabile per uomini e donne è discriminate: servono cambiamenti



Gli ultimi dati resi noti dall’Inps sullo stato delle pensioni in Italia fanno seriamente riflettere e non fotografano certo una situazione gradevole: dai dati emerge infatti che oltre il 15% degli Italiani, circa la metà dell’intera somma dei pensionati (in tutto stimati in 15 milioni) percepisce un assegno di pensione inferiore ai 1.000 euro al mese e che un terzo di questi rientra in un range che sta sotto ai 500 euro (2,2 milioni gli individui interessati); considerando che solo il 25% degli italiani in pensione riesce ad arrivare ad un importo tra i 1.000/1.500 euro mensili, è possibile stabilire che in media la pensione percepita è di euro 1.269.

Il pensionato medio nel 2011 ha incassato circa 16.000 euro all’anno, con una maggiorazione rispetto a quello precedente assolutamente esigua; quasi la metà di essi hanno un’età compresa fra i 65 e 79 anni, mentre solo il 27,8% di essi percepisce una pensione pur avendo meno di 65 anni e il 23% di essi è un pensionato ultra ottantenne.

Peggiore la situazione per le donne che, rispetto al sesso maschile, di pari età e condizione, percepiscono una pensione che non supera i 1.100 euro( 1.053,35 euro per la precisione) contro i più lusinghieri 1.518,57 euro percepiti dai colleghi di altro genere.

Questo dipende dalle età di pensionamento, oggi allineata per tutti, uomini e donne. Anche se rendere paritaria anagraficamente l’uscita dal lavoro di uomini e donne “è discriminante e tanti chiedono la revisione di un sistema che penalizza decisamente le donne lavoratrici. La riforma delle pensioni va cambiata.

Non si possono penalizzare i lavoratori, soprattutto le donne, toccando in particolare chi è stato a casa dal lavoro per farsi carico dell'assistenza di bambini e altri familiari”, secondo, per esempio, l'assessore dell'Emilia Romagna alle Pari opportunità, Donatella Bortolazzi.

Posizione condivisa apertamente da Cecilia Carmassi, responsabile Politiche sociali e Lavoro della Segreteria nazionale del Pd. La Carmassi ha detto: “Con la scusa dell'uguaglianza si è operata una profonda ingiustizia.

Si è fatto finta di non sapere che le donne sono discriminate in Italia per il carico di cura, per la maternità, che invece di essere una funzione sociale riconosciuta e sostenuta, sono stabilmente un fattore di discriminazione, dal ritardo nell'ingresso nel mondo del lavoro, alle interruzioni o sospensioni nella carriera e nella retribuzione, all'abbandono per 'necessità familiari' che spesso condanna le donne a retribuzioni e pensioni più basse”.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il