BusinessOnline - Il portale per i decision maker




Pensioni Governo Letta: ultime notizie su modifiche Riforma Fornero

Le ultime novità sulla riforma pensioni: il problema dell’età e degli assegni


Secondo l’Inps, il 14% dei pensionati riceve un assegno pensionistico inferiore ai 500 euro, il 31% percepisce tra i 500 e i 1.000 euro, il 25% tra i 1.000 e i 1.500 euro.

Ciò significa che circa un ex lavoratore su due percepisce meno di mille euro al mese di pensione e la disparità tra il settore privato e quello pubblico resta notevole.

Per Marialuisa Gnecchi, capogruppo Pd in commissione Lavoro della Camera, “I 25 miliardi di avanzo cumulati in questi ultimi quattro anni, come affermato dal presidente Mastrapasqua, confermano che il sistema era in equilibrio e che la riforma Fornero è servita solo ed esclusivamente a copertura degli esodati.

Il presidente dell’Inps ha comunque riconosciuto che esiste la reale necessità di correggere quella riforma”. L’esponente del Partito Democratico punta poi l’accento su esodati e criteri di calcolo delle pensioni: “La prima cosa per creare fiducia, come detto dal presidente Letta, è intervenire sulla manovra Fornero onorando l’impegno preso per rispettare i patti sottoscritti dai cosiddetti esodati.

Per il futuro bisognerà intervenire sui coefficienti di calcolo per la pensione contributiva, altrimenti le persone non potranno avere la garanzia di una pensione con cui poter vivere”.

Al momento la proposta di cambiamento dell’attuale riforma Fornero più valutata è quella avanzata da Damiano del Pd, che prevede la possibilità di lasciare il lavoro prima dell’attuale soglia dei 66 anni, e cioè a 62 anni, ma con 35 anni di contributi ed eventuali penalizzazioni se si decide di lasciare prima.

Le penalizzazioni dovrebbero essere pari al 2% delle anzianità retributive maturate fino al 31 dicembre 2011 per ogni anno di anticipo all'accesso rispetto alla soglia dei 66 anni di età anagrafica, per arrivare anche all'8%. Ma non tutti appoggiano questa strada ‘flessibile’ soprattutto per la disparità dell’adeguamento dell’età pensionabile tra uomini e donne, perché ‘danneggia’ soprattutto le donne, impegnate, per convenzione sociale, sempre, in altro, oltre che nel lavoro.




Commenta la notizia



Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il 19/07/2013 alle ore 10:30