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Pensioni:Damiano richiama urgenza.Imu 2013, iva ed esodati ma su previdenza intervenga Governo Letta

Non solo le urgenze sociali d’Italia: anche la questione pensioni deve essere affrontata in fretta



E' vero le questioni dell'Imu e degli esodati rappresentano un'urgenza sociale da risolvere nel nostro Paese, ma non deve essere dimenticata l'importante di una nuova riforma previdenziale che, tra l'altro, contribuisca a risolvere proprio l'impasse degli esodati che ancora rischiano di rimanere senza lavoro e senza pensione.

Ed è proprio Cesare Damiano del Pd, colui che ha formulato la proposta di un nuovo piano pensioni, a sostenere l'importanza di esso. Secondo Damiano, “C'e un dato che da solo riassume la gravità dell'attuale situazione economica e sociale, quello contenuto nella relazione del 16 luglio scorso del Presidente dell'Inps Antonio Mastrapasqua: dal 2009 al 2011 sono stati impiegati 80miliardi di euro per gli ammortizzatori sociali.

Venti miliardi all'anno, quasi un miliardo e ottocento milioni al mese. Una cifra colossale che spiega come, nonostante la profondità della crisi, ci sia stato un contenimento del conflitto sociale”.

E aggiunge: “Un'altra riserva di risorse è stata, negli stessi anni, il cosiddetto welfare familiare, cioè i risparmi delle generazioni entrate a lavoro alla fine degli anni sessanta, con alle spalle un lavoro stabile durato 35-40 anni e con pensioni dignitose.

Risorse che sono servite a sostenere i figli in cassa integrazione e i nipoti con un basso reddito da lavoro precario o senza occupazione. Adesso entrambe queste disponibilità si stanno esaurendo. L'autunno che abbiamo di fronte, segnato da una crescita delle crisi aziendali e della disoccupazione, sarà durissimo.

Occorre quindi un cambio di passo nell'azione di governo e una più precisa individuazione delle priorità. Non possiamo concentrare la nostra attenzione soltanto sull'Imu e sull'Iva, che andranno comunque rimodulate.

Il Paese ha bisogno di risposte su alcuni temi particolarmente urgenti: l'effettiva restituzione dei debiti della Pubblica Amministrazione alle imprese, il rifinanziamento della cassa integrazione in deroga, la diminuzione strutturale del costo del lavoro e la correzione del sistema pensionistico. Su quest'ultimo punto è importante che il governo sia tornato a parlare della soluzione del problema dei cosiddetti esodati, ma non è sufficiente.

Occorre anche inserire un criterio di flessibilità nel sistema pensionistico che restituisca alla riforma del governo Monti quella gradualità che è stata brutalmente negata con l'innalzamento dell'età pensionabile a 67anni”.

Per cambiare il mondo delle pensioni, il governo Letta valuta proprio l’ipotesi di Damiano che punta alla flessibilità e che dà al lavoratore la possibilità di andare in pensione a 62 con 35 anni di contributi.

Ma, rispetto alla soglia dei 66 anni, per ogni anno di anticipo si dovrebbe accettare una riduzione del 2% dell'importo della pensione, per un massimo dell'8%, mentre dall'altro lato si avrebbe un bonus del 2% per ogni anno di ritardo, fino alla soglia massima dei 70 anni. 

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il