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Pensioni: ultime notizie Governo Letta su proposte per flessibilità, età, penalizzazioni

Le proposte sulle pensioni e gli scontri per la flessibilità: la situazione



Flessibilità e penalizzazioni: queste le parole chiave che regolano le ipotesi di cambiamento dell’attuale sistema pensionistico, quello regolato dalle norme entrate in vigore con la riforma Fornero da gennaio 2013, che ha innalzato l’età pensionabile per tutti, esteso il sistema contributivo a tutti e creato l’impasse della questione esodati.

Tuttavia, questione pensioni e questione esodati sembrano correlate. Attualmente della grande platea di esodati, quasi nessuno ha effettivamente percepito la pensione che avrebbe dovuto avere.

In base agli ultimissimi dati Inps, al 10 giugno 2013, solo l’8% di coloro che hanno presentato domanda di pensione allo Stato hanno finora effettivamente riscosso una vera e propria pensione e sono solo 11.384 i salvaguardati che, ad oggi, hanno raggiunto la conclusione del lunghissimo iter per rientrare nelle tutele previdenziali dello Stato, a fronte dei 130.130 presi in carico.

I dati diffusi dall’Inps riguardano solo il primo decreto e l’Inps, in merito, specifica che le situazioni prese in carico a livello di certificazione sono 62mila sulle 65mila preventivate, meno 4,6% rispetto alle previsioni iniziali.

Cesare Damiano del Partito Democratico ha avanzato una proposta di legge per una riforma che punta ad un grande aumento della flessibilità e che dà al lavoratore la possibilità di andare in pensione a 62 con 35 anni di contributi.

Ma, rispetto alla soglia dei 66 anni, per ogni anno di anticipo in cui si va in pensione, si dovrebbe accettare una riduzione del 2% dell'importo, che potrebbe raggiungere un massimo dell'8% se per esempio si decide di lasciare il lavoro a 62 anni. Questo piano prevede anche bonus della stessa misura 2% per ogni anno di ritardo in cui si va in pensione, fino alla soglia massima dei 70 anni.

Questa proposta si propone di risolvere il problema esodati, modificando la riforma previdenziale dell'ex-ministro Fornero e sostenendo il ricambio generazionale tra lavoratori anziani prossimi alla pensione e giovani in cerca di occupazione.

E, a distanza di tempo dalla presentazione della sua proposta, Damiano è tornato a parlare sostenendo che non si può parlare  “soltanto di Imu e Iva, che andranno comunque rimodulate nel segno dell'equità sociale, ma che non potranno ipotecare da sole le poche risorse disponibili.

Il paese ha bisogno di risposte su alcuni temi particolarmente urgenti: l'effettiva restituzione dei debiti della Pubblica Amministrazione alle imprese, il rifinanziamento della cassa integrazione in deroga, la diminuzione strutturale del costo del lavoro e la correzione del sistema pensionistico.

Su quest'ultimo punto è importante che il governo sia tornato a parlare della soluzione del problema dei cosiddetti esodati, ma questo non è sufficiente. Occorre anche inserire un criterio di flessibilità nel sistema pensionistico che restituisca alla riforma del governo Monti quella gradualità che è stata brutalmente negata con l'innalzamento dell'età pensionabile a 67anni”.

La deputata Renata Polverini, ex-presidente della Regione Lazio, sulla scia della proposta di Damianoha avanzato l’ipotesi di accesso al pensionamento con le vecchie regole per gli esodati ancora bisognosi di tutela e le eventuali coperture dovrebbero derivare  dai proventi dei giochi pubblici, attraverso misure che i Monopoli di Stato decideranno dopo l'entrata in vigore della legge.

Ma non tutti ritengono che il criterio della flessibilità possa effettivamente portare effetti positivi: secondo Maurizio Del Conte, docente di Diritto del Lavoro alla Bocconi, il meccanismo della flessibilità in uscita, secondo quanto ipotizzato dalla proposta Damiano, funzionerebbe “se avessimo delle pensioni molto elevate, cosa che non accade nel nostro Paese e quindi non c’è affatto margine per un vero incentivo”.

Per Giuliano Cazzola, deputato del Pdl, per esempio, la proposta di legge sviluppata all’insegna della flessibilità, avanzata da Cesare Damiano, presidente della commissione Lavoro alla Camera dei deputati, avrà conseguenze negative “stimabili a regime in almeno una decina di miliardi, e a tutto svantaggio dei lavoratori.

Con il pretesto del cosiddetto pensionamento flessibile, in pratica, si reintroduce il trattamento di anzianità e si abbassa l'età di vecchiaia a fronte di una penalizzazione economica praticamente virtuale”. Anche per Carlo Dell'Aringa, sottosegretario al Lavoro, la proposta Damiano non è del tutto positiva perchè anticipare la pensione comporta dei costi.

Non piacciono flessibilità e penalizzazioni neanche a Giorgio Airaudo, deputato di Sel e membro della Commissione Lavoro, secondo cui “se la riforma prevede disincentivi rispetto all’uscita anticipata è meglio che non la facciano.

Farebbero pagare ai lavoratori ancora una volta l’aspettativa di vita”. A lavoro anche per risolvere la questione pensione dei quota 96 ovvero quei lavoratori che, nonostante il compimento di 61 anni d'età e il raggiungimento di 35 anni di contributi, non sono andati in pensione a causa dell'introduzione della riforma Fornero che non ha tenuto conto della specificità del comporto scuola.

A tal proposito, il ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza ha spiegato di essere al lavoro con i colleghi dell'esecutivo per trovare una soluzione. L'idea è di correggere la tempistica dell'andata in pensione ovvero anticiparla al 31 agosto.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il