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Pensioni uomini e donne flessibili 2013: sindacati vogliono i 60 anni

In pensione a 60 le donne e 65 gli uomini: la nuova proposta per non creare disuguaglianza



Equiparare l’età pensionabile tra uomini e donne è stato definito discriminante tanto da far affermare che  “La riforma delle pensioni va cambiata. Non si possono penalizzare i lavoratori, soprattutto le donne, toccando in particolare chi è stato a casa dal lavoro per farsi carico dell'assistenza di bambini e altri familiari”, ha detto l'assessore dell'Emilia Romagna alle Pari opportunità, Donatella Bortolazzi.

Secondo l’assessore “Si tratta di assenze previste, regolamentate e promosse da leggi nazionali a tutela della maternità, di persone con gravi handicap e di cui hanno usufruito prevalentemente le donne che, da sempre, si fanno maggiormente carico delle esigenze di cura all'interno delle famiglie. Sono penalizzazioni ingiustificate”.

Anche il segretario del Pd Guglielmo Epifani dice no alla parificazione dell'età pensionabile tra uomini e donne. Per Epifani si tratta di “un oltraggio alla differenza sostanziale che c'è tra il lavoro femminile e quello maschile”.

Posizione ampiamente condivisa apertamente da Cecilia Carmassi, responsabile Politiche sociali e Lavoro della Segreteria nazionale del PD, secondo cui “si è operata una profonda ingiustizia”.

La Carmassi chiede di rivedere il sistema delle pensioni e la parificazione dell'età pensionabile di uomini e donne. Nicola Nicolosi, segretario confederale della Cgil, propone una strada per risolvere il problema pensioni uomini-donne: far andare gli italiani in pensione nel limite anagrafico dei 65 anni per gli uomini e 60 per le donne.

Secondo Nicolosi, “Le pensioni, inoltre, dovranno tener conto che il lavoro di cura e di assistenza familiare, grava quasi interamente sulle loro spalle. E dovrà restar fermo il meccanismo dei quarant'anni di contributi per poter decidere liberamente di andare in pensione”.

Secondo il segretario confederale della Cgil, “È evidente che la riforma Fornero si pone come un atto ingeneroso nei confronti dei pensionati e di tutti i lavoratori, è un provvedimento iniquo, ingiusto, che doveva essere messo in discussione con una grande mobilitazione da parte delle organizzazioni del lavoro.

Non dobbiamo dimenticare poi che questa riforma previdenziale sta costringendo le lavoratrici e i lavoratori a ritardare l'entrata in pensione, a versare maggiori contributi, per poi ricevere in cambio un assegno ridotto”.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il