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Pensioni: i cambiamenti previsti dal Governo Letta. Tra conferme e smentite

Necessari cambiamenti nel piano pensioni: cosa si farà?



Sono diverse le tensioni e i timori che si nutrono per quanto riguarda la riforma previdenziale attualmente in vigore, quella firmata dall’ex ministro Fornero, che ha innalzato l’età pensionabile per tutti, equiparando peraltro quella tra uomini e donne e creando, dunque, secondo molti ‘un’ingiustizia sociale’, e dato vita alla pesante impasse degli esodati, categoria di lavoratori che in seguito all’entrata in vigore delle norme Fornero si è ritrovato senza lavoro e senza pensione.

I numeri sono allarmanti perché si parla di 130mila persone già tutelate da tre decreti dell’ex governo Monti, ma di cui solo una piccolissima parte ha effettivamente ricevuto la pensione, e quasi 200mila ancora a rischio, in attesa di una salvaguardia, necessaria per tutelarli.

Serve, dunque, che qualcosa cambi nel sistema pensionistico e il governo ha annunciato, a più riprese, che la questione pensioni sarà affrontata dopo l’estate, cercando di dare risposte definitive sugli effettivi cambiamenti che potranno essere messi in atto.

A dare spinta a questa situazione gli ultimi dati Inps sulle pensioni che hanno generato un nuovo allarme. Secondo l’Inps, infatti, nel 2012 sono diminuite le pensioni di anzianità e salite quelle di vecchiaia per i lavoratori privati, anno in cui si è registrato rispetto al 2011 un aumento delle pensioni di vecchiaia dell'8,8% ed un calo consistente delle nuove pensioni di anzianità del 25,1% dovuto soprattutto all'inasprimento dei requisiti di accesso in vigore per effetto delle norme Fornero.

Le nuove pensioni di anzianità liquidate nei principali Fondi nel 2012 sono state pari a 111.688 trattamenti, di cui il 72% (79.977) erogati a lavoratori dipendenti, con un'età media alla decorrenza di 59,1 anni e il 28% (31.711) a lavoratori autonomi (coltivatori diretti, coloni e mezzadri, artigiani ed esercenti attività commerciali) con un'età media di 60,6 anni.

Per quanto riguarda poi le pensioni di vecchiaia, il numero delle nuove liquidazioni nel 2012 è di 133.547 per il 61% (81.231) destinate ai lavoratori dipendenti, con età media alla decorrenza di 62,9 anni.

Questi numeri hanno portato il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, ad annunciare ritocchi necessario per assicurare anche quel minimo di turnover tra giovani e attempati, che consenta un ricambio generazionale negli ingranaggi della produttività. 

Per cambiare il mondo delle pensioni, il governo Letta valuta l’ipotesi di Cesare Damiano del Pd che punta alla flessibilità e che dà al lavoratore la possibilità di andare in pensione a 62 con 35 anni di contributi.

Ma, rispetto alla soglia dei 66 anni, per ogni anno di anticipo si dovrebbe accettare una riduzione del 2% dell'importo della pensione, per un massimo dell'8%, mentre dall'altro lato si avrebbe un bonus del 2% per ogni anno di ritardo, fino alla soglia massima dei 70 anni.

Nonostante non tutti siano favorevoli a questo sistema di flessibilità del lavoro in uscita, che si ritiene possa solo penalizzare il lavoratore, al momento sembra questa l’ipotesi più accreditata di cambiamento.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il