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Pensioni Governo Letta: quando, cosa e come potrebbe avvenire a settembre. I cambiamenti possibili

Modifiche pensioni forse a settembre: le posizioni



Non verrà modificato prima dell’estate’attuale piano pensioni, di cui si discute ormai tempo e per cui sono al vaglio del governo diverse ipotesi di cambiamento. Bisognerà aspettare almeno il prossimo settembre, e la prossima Legge di Stabilità.

Il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, ha infatti spiegato: “Abbiamo deciso di rinviare a settembre, quando discuteremo anche con il Parlamento, eventuali modifiche alla legge sulle pensioni”.

Il governo allora sarà, dunque, impegnato con la revisione non solo della riforma dell’Imu anche con quella delle pensioni. Il problema, anche in questo caso, è sempre quello delle coperture economiche necessarie.

Lo stesso ministro Giovannini ha annunciato tra le modifiche, il vaglio dell’ipotesi presentata dall’esponente del Pd, Cesare Damiano, sulla possibilità di lasciare il lavoro tra i 62 e i 70 anni, ma con 35 anni di contributi e penalizzazioni sull'assegno.

Queste saranno valutate nella misura del 2% per ogni anno di pensionamento anticipato rispetto alla soglia dei 66 anni e potranno raggiungere un massimo dell'8%.  Previsti però anche incentivi per chi decide di lasciare il lavoro più tardi.

In questo caso, si avrà un aumento dell'assegno del 2% ogni 12 mesi in più di permanenza in servizio, fino alla soglia massima dei 70 anni. Obiettivo del ministro è evitare in futuro la creazione di un nuovo esercito di esodati, cioè di lavoratori anziani ultrasessantenni che, dopo essere rimasti disoccupati, non hanno ancora i requisiti per accedere al pensionamento, a causa delle nuove norme Fornero.

E mentre il partito pensionati chiede un adeguamento delle pensioni agli aumenti contrattuali dei lavoratori, il no al cumulo dei redditi tra coniugi, la pensione d’invalidità anche agli ultra 65enni; contributi alle famiglie che assistono gli anziani non autosufficienti; per Domenico Proietti, segretario confederale della Uil con delega alle politiche fiscali, per esempio, il sistema flessibile proposto da Damiano penalizzerà i lavoratori.

E “non dovrebbero esserci altre penalizzazioni oltre quella del sistema contributivo che già di per sé prevede che andando in pensione prima si riceverà un assegno minore”.

Dello stesso parere è Carlo Alberto Nicolini, avvocato e docente di Diritto del Lavoro all'Università di Macerata, secondo cui non bisogna “prevedere ulteriori penalizzazioni per chi va in pensione in anticipo di qualche anno” e invita ad aprire le porte alla flessibilità in uscita a favore delle imprese.

Parere negativo anche dall’ex ministro Tiziano Treu, che ritiene che i cambiamenti sulle pensioni non siano effettivamente urgenti, nemmeno per risolvere la questione esodati, e che il sistema di pensioni flessibili, insieme al metodo contributivo, potrà solo danneggiare i giovani, visto che i giovani lavoratori di oggi lavorano saltuariamente e non riescono a trovare facilmente una collocazione lavorativa e certa che possa permettere loro di avere chiaro il futuro quadro pensionistico.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il