BusinessOnline - Il portale per i decision maker








Pensioni Giovannini, Damiano, Polverini, Cazzola e non solo. Flessibilità, requisiti e non solo

Questione pensioni: proposte e cambiamenti possibili



Il governo Letta si occuperà della questione pensioni a settembre, tempo in cui dovrà essere sciolto anche il nodo esodati che rappresenta un’urgenza sociale per il nostro Paese oggi, perché coinvolge migliaia e migliaia di persone che rischiano di rimanere senza lavoro e senza pensione.

La proposta al momento più discussa è quella di Cesare Damiano del Partito Democratico che punta ad un aumento della flessibilità e che dà al lavoratore la possibilità di andare in pensione a 62 con 35 anni di contributi.

Ma, rispetto alla soglia dei 66 anni, per ogni anno di anticipo in cui si va in pensione, si dovrebbe accettare una riduzione del 2% dell'importo, che potrebbe raggiungere un massimo dell'8% se per esempio si decide di lasciare il lavoro a 62 anni.

Questo piano prevede anche bonus della stessa misura 2% per ogni anno di ritardo in cui si va in pensione, fino alla soglia massima dei 70 anni. Questa proposta si propone di risolvere il problema esodati, modificando la riforma previdenziale dell'ex-ministro Fornero.

E, sulla scia della proposta Damiano, anche l’ex governatrice del Lazio, Renata Polverini, ha proposto l'accesso al pensionamento con le vecchie regole per gli esodati ancora bisognosi di tutela, con la possibilità di reperire eventuali coperture con i proventi dei giochi pubblici. Ma è scontro sulle proposte di modifica delle pensioni.

Se per Damiano, la Polverini e il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, la nuova riforma dovrà basarsi essenzialmente su una maggiore flessibilità in uscita, pur con penalizzazioni; sulla staffetta generazionale; e sulla risoluzione definitiva della questione esodati, Domenico Proietti, segretario confederale della Uil con delega alle politiche fiscali, ritiene che il sistema flessibile proposto da Damiano penalizzerà i lavoratori e che non dovrebbero esserci altre penalizzazioni oltre quella del sistema contributivo che già di per sè prevede che andando in pensione prima si riceverà un assegno minore.

L’ex ministro Tiziano Treu ritiene poi che il sistema di pensioni flessibili, insieme al metodo contributivo, potrà solo danneggiare i giovani, visto che i giovani lavoratori di oggi lavorano saltuariamente e non riescono a trovare facilmente una collocazione lavorativa e certa che possa permettere loro di avere chiaro il futuro quadro pensionistico.

Anche per Giuliano Cazzola, deputato del Pdl, la proposta di legge sviluppata all’insegna della flessibilità, avanzata da Cesare Damiano avrà conseguenze negative “stimabili a regime in almeno una decina di miliardi”.

Ti è piaciuto questo articolo?




Commenta la notizia



Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il