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Pensioni Governo Letta: ultime notizie oggi. Ancora proposte, casi negativi, nuovi dati Inps

Situazione pensioni, nuovi dati Inps e nuove proposte. Cosa cambierà realmente?



Gli ultimi dati Inps sulle pensioni fotografano una situazione allarmante che ha registrato un crollo nel numero di pensioni liquidate nel primo semestre dell'anno, in particolare per quanto riguarda i lavoratori dipendenti (- 38%), sia del settore privato sia del pubblico impiego.

E, per la prima volta, si notano gli effetti della riforma Fornero e cioè la difficoltà nel raggiungere la pensione a causa dell’aumento dei requisiti d'età per la vecchiaia.

I dati riportano poi che nei sette anni che vanno dal 2005 al 2011 l'Inps ha liquidato ogni anno nel settore privato da un minimo di 245 mila pensioni a un massimo di 399mila nel 2006, mentre nel 2012, primo anno della riforma Fornero, si è scesi a 228 mila, per effetto della stretta sulle pensioni di anzianità.

E un ulteriore taglio è stato registrato nei primi sei mesi di quest'anno: sono state, infatti, liquidate 96 mila pensioni contro le 99mila dello stesso periodo del 2012.

Gli altri dati Inps riportano poi che nei primi sei mesi del 2013 i dipendenti privati sono usciti per vecchiaia mediamente a 66 anni e tre mesi (67 anni i lavoratori autonomi), le donne a 62 anni e un mese (62,3 le autonome) per una media di 63 anni e 7 mesi.

Chi ha invece più di 42 anni di contributi può lasciare anticipatamente il lavoro e andare in pensione di anzianità, a un età media che è stata di 60 anni per gli uomini e di 59 per le donne.

Il risultato finale, considerando tutte le pensioni liquidate nel settore privato nel primo semestre 2013, è che l'età media effettiva di uscita dal lavoro è di 61,4 anni, uno in più rispetto al 2011, l'ultimo anno prima della riforma Fornero. Nel settore pubblico la media è appena più bassa, 60 anni e 8 mesi.

E, dopo la riforma Fornero, le cose potrebbero cambiare ancora: dopo, infatti, l’ipotesi Damiano, di cui si discute ormai da settimane, ipotesi che vuole l’età pensionabile a 62 anni, con 35 anni di contributi e un sistema di penalizzazioni e incentivi per chi lascia il lavoro prima o dopo la soglia attuale fissata a 66 anni, anche Giuliano Amato è intervenuto sull’argomento, ribadendo la necessità di risolvere i problemi generati dall’attuale piano Fornero, e cioè esodati e Quota 96, e di apportare cambiamenti a tale sistema.

Secondo Amato, si potrebbe introdurre un fondo comune finanziato da tutti i contribuenti, che possa assicurare una pensione minima fissa per tutti: “Bisognerebbe pensare ad organizzare diversamente l'intero monte contributi, destinando una quota di quelli versati da ciascuno, una quota che può essere crescente al crescere del reddito, ad un fondo comune, che paga le pensioni a tutti i pensionati fino al livello minimo stabilito”.

E sostiene il contributo di solidarietà, il prelievo di una percentuale dalle cosiddette pensioni d'oro, bocciato come incostituzionale dalla Consulta.

Secondo Amato, infatti, il principio alla base del prelievo era giusto, ma “la sentenza della Corte è ineccepibile”. Altri problemi da affrontare, quello della pensione docenti, per cui è stata ancora rimandata la discussione e che prevede di estendere i vecchi requisiti per andare in pensione a coloro che li hanno maturati al 31 agosto 2012; e quello del passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo, esteso a tutti a partire dal 2012, e che preoccupa moltissimo i giovani, che vivono attualmente una condizione occupazionale decisamente incerta.

Entrando spesso tardi nel mondo del lavoro, e soggetti a rapporti interrotti e discontinui, i giovani vivranno una situazione pensione decisamente negativa con questo attuale sistema.

E per cambiare questa prospettiva per i giovani sono state avanzate diverse proposte, da nuove regole che dovrebbero valere solo per i nuovi assunti e nuovi occupati (quindi per i giovani); all’idea di versamenti da effettuare sulla base di un’aliquota uniforme, fissata intorno al 24-25%, per dipendenti, autonomi e parasubordinati  dando luogo ad una prestazione contributiva obbligatoria; all’istituzione di un trattamento di base, che sostenga poi la pensione contributiva o faccia da reddito minimo per chi non ha potuto assicurarsi un trattamento pensionistico.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il